Olio di palma. Uno fra i colpevoli della deforestazione

Feb 24, 2015 | scritto da:

È utilizzato nella preparazione di snack, merendine e biscotti industriali come per saponi e cosmetici, la cui etichetta riporta “oli e grassi vegetali”, ma in realtà si tratta di un nemico per la salute e per l’ambiente. Stiamo parlando dell’olio di palma.

Quest’olio è ottenuto dalla pianta originaria dell’Africa Occidentale e viene esportata in Africa, Asia, Nord America e Sud America con una produzione di 60 milioni di tonnellate. La richiesta è talmente alta che per stare al passo con gli ordini dell’industria alimentare vengono abbattuti centinaia di ettari di foreste per essere convertite in monocolture. Il WWF ha calcolato che ogni ora nel mondo vengono abbattuti circa 300 campi da calcio di foreste tropicali, soprattutto in Indonesia e Malesia, oggi le maggiori produttrici. Vale a dire che il 90 per cento dell’habitat degli orangotango è stato distrutto, l’abbattimento delle foreste pluviali ha portato al cambiamento climatico e un aumento dell’inquinamento dell’aria.

A questo si aggiungono i costi umani. L’insediamento dei centri di produzione e la costruzione delle piantagioni creano posti di lavoro agli indigeni ma nel contempo viola i diritti umani attraverso lo sfruttamento della mano d’opera e l’utilizzo di minori per la raccolta dei frutti dagli alberi.

E dopo il processo di inquinamento, deforestazione, sfruttamento arriva sugli scaffali dei supermercati e dei bar, fino a noi, quindi, che golosamente li mangiamo. Secondo uno studio de “Il fatto alimentare” c’è un alto rischio che quest’olio contenga residui di sostanza tossiche utilizzate per la coltivazione in paesi in cui è ancora di norma l’utilizzo del DDT. A ciò si aggiunge il processo diinteresterificazione, o meglio di scomposizione chimica dell’olio per renderlo industrialmente appetibile; alcuni studi hanno dimostrato che questo procedimento ha degli effetti negativi sul metabolismo dei grassi e dunque sulla salute di cuore e arterie. Il vero problema non sta però l’utilizzo dell’olio di palma, ma nella quantità che ingeriamo inconsapevolmente: la giornata inizia con cereali croccanti e i biscotti con il caffè, prosegue con il toast a pranzo e la crema spalmabile a merenda, fino al gelato industriale come dessert dopo la cena. «Invece, il consumo di prodotti con olio di palma dovrebbe essere limitato al massimo a una volta al giorno e se possibile non tutti i giorni» afferma Laura Rossi, nutrizionista del Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione.

Insomma, se guardiamo alla nostra salute l’olio di palma non è poi tanto da demonizzare, ma di certo è un nemico terribile per l’ambiente e per le popolazioni autoctone.

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