Paperwork and the Will of Capital, il progetto di Taryn Simon

May 17, 2016 | scritto da:

Una delle cose più affascinanti nei fiori è il loro meraviglioso riserbo, disse una volta Henry David Thoreau. Abbelliscono centri tavola, riempiono vasi che altrimenti resterebbero vuoti. Sono presenti nei momenti più importanti come matrimoni e cerimonie e proprio a loro affidiamo le nostre parole quando regaliamo un mazzo di fiori, con la speranza che quel gesto possa significare qualcosa in più. Eppure, non potendo parlare, tengono per loro stessi tutto quello che vedono e sentono, come colorati e profumati custodi dei nostri segreti.

C’è un’artista che di tutto questo ne ha ricavato un lavoro intitolato Paperwork and the Will of Capital ora in mostra alla Gagosian Gallery di Roma fino al 24 Giugno. Lei si chiama Taryn Simon, newyorkese con laurea alla Brown University, e ha scelto una prospettiva di osservazione molto particolare, nella quale i fiori non solo sono sempre presenti, ma sono anche al centro dell’attenzione. Quando? Quando uomini di potere hanno deciso le sorti del mondo firmando accordi seduti a tavoli adornati da stupende composizioni floreali

 Le 36 fotografie di in grande formato realizzate da Simon sono completate da cornici artigianali in mogano che richiamano l’arredamento delle sale riunioni di quei momenti importanti. Ulteriori 12 sculture si aggiungono a complemento della mostra. Per realizzare tutto ciò, l’indagine di Simon è partita da due spunti di riflessione: le fotografie di archivio di trattati ufficiali e lo studio botanico compiuto nel 19esimo secolo da George Sinclair, contenente campioni di erba essiccata.

Le fotografie d'archivio delle firme di questi documenti rappresentano uomini potenti in compagnia di composizioni floreali studiate per sottolineare l'importanza dei presenti e dell’occasione. Nei lavori di Simon, le immagini sottolineano il modo in cui la rappresentazione del potere politico ed economico sia creata, messa in scena, pubblicizzata e consolidata. Inoltre, ognuna delle riproduzioni di queste composizioni floreali rappresenta una sorta di ‘bouquet impossibile’. Trattasi di un concetto nato nel diciassettesimo secolo nella raffigurazione delle nature morte olandesi. Mentre allora il ‘bouquet impossibile’ era un insieme di fiori che mai sarebbero potuti sbocciare naturalmente nella stessa stagione o zona geografica, adesso, grazie alla globalizzazione commerciale, è una fantasia diventata realtà.

Simon ha esaminato la documentazione d'archivio identificando tutti i fiori con la collaborazione di un botanico. L'artista ha poi importato più di 4000 esemplari da Aalsmeer, in Olanda, la più grande asta floreale del mondo, dove 20 milioni di fiori arrivano e ripartono ogni giorno verso destinazioni internazionali di vendita al dettaglio. Così, dopo aver ricostruito le varie composizioni le ha fotografate su campi bicolore ispirati agli ambienti delle immagini originali. Per le sculture, invece, alcuni campioni tratti dalle 36 composizioni sono stati essiccati, pressati e cuciti su carta d'archivio. In seguito, un completo set di collage botanici è stato posto in ognuna delle presse di cemento, con lo stesso numero di fotografie e di testi narrativi, sigillati insieme in una corsa contro il tempo.

Paperwork and the Will of Capital esplora tanto l'instabilità del potere e la natura precaria della sopravvivenza, quanto l'affidabilità e la resistenza della documentazione d'archivio: i trattati e i loro effetti su vasta scala, le fotografie di Simon e i campioni botanici conservati nelle presse di cemento, il linguaggio stesso.

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