Perché il colibrì è così importante per il nostro pianeta

Apr 24, 2014 | scritto da:

 

I graziosi colibrì, chiamati scientificamente Trochilidi, sono noti per il loro piumaggio sgargiante, per il particolarissimo volo e sono considerati i più piccoli uccelli al mondo.

Lo scorso martedì 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, si è celebrata la Giornata della Terra, la quale, come sapete, fu istituita nel lontano 1970, quando per la prima volta, 44 anni fa, si parlava delle stesse problematiche ambientali che ancora oggi affliggono il nostro pianeta: deforestazione, inquinamento, rischio di estinzione di alcune specie animali.
Approfitto di questo giorno celebrato dalle Nazioni Unite per parlarvi in particolare di una specie a rischio di estinzione e, con essa, tutto il patrimonio forestale del Sud America: sto parlando del colibrì.

Il colibrì rosso, proprio quello rappresentato nei doodle di Google in quella giornata, pesa appena 2 grammi, contro i 20 grammi del colibrì gigante, per l’appunto il più grande della specie (si fa per dire).
Il rapidissimo battito alare - pensate che alcune specie riescono a compiere anche 80 battiti al secondo – conferisce loro delle capacità di volo straordinarie: riescono a stare sospesi a mezz’aria e sanno volare all’indietro, il tutto ad una velocità inconfondibile. Prodezze inimmaginabili anche per i loro simili.

Questo animale dei record è tanto affascinante quanto utile alla nostra Terra. Quel suo caratteristico becco appuntito gli permette di cibarsi del nettare dei fiori e questo lo rende il responsabile impollinatore dell’85% di tutte le piante e gli alberi presenti nel continente americano. Come si può immaginare, negli ultimi anni, risente tantissimo della deforestazione che sta colpendo anche le aree tradizionalmente più verdi del pianeta, per far spazio a piantagioni e industrie di qualche tipo, a tal punto da essere ormai considerato un animale a minaccia di estinzione. Senza di lui sono tantissime le specie vegetali nelle foreste dell’Amazzonia, o in quelle Andine e ancora nella Mata Atlantica, a non potersi più riprodurre, il che le farebbe scomparire nell’arco di 3 generazioni con conseguenze gravissime per il nostro pianeta.

Queste stime sono state rilasciate dal Centro di eccellenza per la salvaguardia del colibrì un istituto di ricerca scientifica tutto italiano che si occupa di studiare questi piccoli uccelli e si trova nella riserva di Miramare (Trieste). E’ ad esso che si sono rivolti il governo peruviano prima e quello colombiano ed ecuadoriano dopo, rendendosi conto del ruolo fondamentale ricoperto da questo fantastico volatile, affinché si provvedesse alla loro riproduzione in cattività e alla loro successiva reintroduzione in natura nei paesi d’origine. Infatti, nonostante il colibrì sia ormai a rischio estinzione, mancano i protocolli scientifici di allevamento e reintroduzione in natura, così come manca a livello globale un organo competente che possa occuparsi di realizzare queste metodologie.

L’Istituzione di cui parliamo sta lavorando per una serie di progetti davvero interessanti in Sud America, che prevedono un coinvolgimento diretto degli esseri umani per salvaguardare queste rarissime creature: si parte dalle famiglie del posto per sensibilizzarle al tema ed aiutarle a volgere le loro proprietà private in piccole riserve naturali autogestite e sostenibili sia per dare una nuova casa a questa specie sia per favorire lo sviluppo di un ecoturismo.

Ma la notizia più bella sto per darvela adesso. Se vi state chiedendo se avrete mai l’occasione di vedere coi vostri occhi questi deliziosi esserini venerati dagli antichi Aztechi nel loro posto di origine ma vi sembra un viaggio troppo lungo, vi dico che c’è un posto più vicino delle Americhe per farlo ed è appunto presso la struttura triestina, dove si può vivere l’emozione di un incontro ravvicinato con farfalle e colibrì in libertà. Un’occasione da non perdere e che io sicuramente non mi farò mancare!

Photo credits: lauramusig.com

 

Pianta ora Scopri Treedom Business