Quando gli scarti della birra producono valore

Nov 15, 2015 | scritto da:

“Per me una media chiara!” “Prendo lo stesso!” “Io invece una rossa doppio malto!” Scene da serate passate al pub con gli amici, così tante che la birra (qualunque essa sia) ci accompagna da quando siamo ragazzi a quando cresciamo. E poco importa se fa venire la pancetta. Eppure per ricavare il nettare degli dei, si utilizzano 20 litri di acqua per produrne un solo litro e dalla lavorazione si vengono a produrre una grande quantità di scarti, circa l’85% del sottoprodotto. Detto così non sembrerebbe proprio un alimento eco-sostenibile.

I mastri birrai però, sono da sempre anche grandi innovatori, capaci di unire creatività e ingegno per far nascere nuove e deliziose tipologie di birre e capaci di trovare modi innovativi per riutilizzare tutti gli scarti che si ottengono in seguito alla lavorazione. Dopo aver ceduto le trebbie agli allevatori da utilizzare come cibo per gli animali sin dal lontano Neolitico, nel nuovo millennio ci sono idee simpatiche, utili e innovative su come impiegare gli scarti, messe già in atto da diverse compagnie americane.

Per esempio, la Hewn di Chicago, trasforma gli scarti in barrette ai cereali, dolcetti per i nostri amici a quattro zampe e basi per i famosi pastrami sandwich. In Colorado invece, ci si è attrezzati per ridurre le emissioni di azoto negli impianti di trattamento delle acque. C’è anche il più tradizionale utilizzo come concime, mentre a Denver, Nutrinsic realizza la conversione in mangime per pesci.

La più interessante è però l’idea della start up Water2Watergy dell’Oregon: creare celle microbiche a combustibile che possono generare energia. I microbi mangiando il materiale organico nelle acque di scarico, producono energia elettrochimica green e rinnovabile.

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