Rapporto RISE 2016: i politici lavorano abbastanza per la transizione energetica?

Feb 27, 2017 | scritto da:

Le decisioni politiche condizionano radicalmente la forza con cui un paese prova a raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile. Per valutare lo stato di salute dell’apparato normativo in tema di transazione energetica, è stato recentemente pubblicato il Rapporto RISE 2016, un’indagine condotta dal World Bank Group con il supporto di ESMAP (Energy Sector Management Assistant Program), Climate Investments Funds e Sustainable Energy For All.

I RISE, Regulatory Indicators for Sustainable Energy, sono un insieme di parametri che consentono di confrontare le politiche nazionali e il quadro normativo in materia di energia sostenibile a livello globale. Con il focus centrato su tre aspetti fondamentali, l’accesso all’energia, l’efficienza e l’avanzamento delle rinnovabili, i 27 indicatori coprono 111 nazioni, corrispondenti a circa il 96% della popolazione mondiale. L’obiettivo di questo report è fornire uno strumento ai decisori politici, un punto di osservazione comune e oggettivo, che consenta loro di valutare il proprio operato e ottimizzarlo in funzione di uno progresso in direzione sostenibile.  

Ogni indicatore fa capo ad un’area specifica dello scenario politico-normativo e la somma dei punteggi conseguiti genera una valutazione complessiva da 0 a 100 paese per paese. Questa mappa riassume graficamente la qualità dei programmi energetici dei policy maker su scala mondiale. 


Appare evidente che la più alta criticità, indicata della densità di paesi di colore rosso, si può invidiare nella zona Sub-Sahariana dell’Africa, il continente che, con circa 600 milioni di individui senza accesso all’energia, risulta il meno ‘elettrificato’ del mondo. Particolare preoccupazione desta la condizione di Etiopia, Nigeria e Sudan, tre degli stati con il più alto livello di deficit energetico, con un totale di 116 milioni di persone senza accesso all’elettricità

Dall’indagine effettuata emerge come, tra i paesi in via di sviluppo, molti si stiano affermando come leader di un progresso sostenibile, nonostante i gap ancora esistenti nel quadro normativo. Casi esemplificativi possono essere individuati in Africa (Sud Africa), Asia (Cina, India, Malaysia, Thailandia, Vietnam), Europa e l'Asia centrale (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Russia, Turchia, Ucraina, Uzbekistan), America Latina (Brasile, Cile , Colombia, Messico), e Medio Oriente (Algeria, Egitto, Iran, Giordania, Marocco, Tunisia)


Le politiche nazionali di questi stati presentano ancora carenze e lacune nell’ambito dell’efficienza energetica e nella regolamentazione dei servizi distribuiti, come il solare domestico, ma dimostrano un forte impegno in direzione sostenibile.

I governi dovrebbero chiedersi, alla luce di quanto emerge da questa indagine: stiamo facendo abbastanza per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che ci siamo prefissati? La strada che abbiamo intrapreso è la migliore o possiamo apportare modifiche che rendano il nostro percorso più efficiente?

Attendiamo risposte decise e coraggiose, in vista del prossimo Rapporto RISE.

Pianta ora Scopri Treedom Business