Seed: the untold story

Jun 06, 2016 | scritto da:

Poche cose sulla Terra sono vitali e miracolose come i semi dai quali sboccia la vita e dai quali deriva gran parte del nostro sostentamento. E poche cose hanno una storia nascosta, taciuta e tenuta all’oscuro di molti come i semi. La storia che li vede protagonisti inizia con una percentuale che arriva quasi a sfiorare l’apice: 94% ed è il simbolo delle varietà di semi andata perduta, sparita, durante l’ultimo secolo.

Il cattivo della storia è il dominio delle multinazionali nel campo della biotecnologia chimica, arrivato ad avere un controllo assoluto della filiera: non soltanto i semi, ma anche gli agricoltori, gli scienziati, gli avvocati. I buoni invece sono i protettori dei semi: degli instancabili eroi, continuamente sospinti dalla volontà di proteggere quello che per loro è il patrimonio più importante del pianeta. Combattono quotidianamente una battaglia, paragonabile a quella di Davide contro Golia, per difendere una delle nostre risorse fondamentali: non solo i semi in sé, ma anche la cultura che li accompagna.

Tutto questo è raccontato nel documentario realizzato da Taggart Siegel e Jon Betz e intitolato per l’appunto ‘Seed: the untold story’, con l’obiettivo di aprire il vaso di pandora e lasciar parlare quelle voci in prima linea per la salvaguardia dei semi, custodi di una tradizione di più di 12.000 anni. Il documentario è stato presentato quest’anno al The Environmental Film Festival in the Nation’s Capital, la più importante manifestazione a livello mondiale dedicata a opere cinematografiche trattanti il tema ambientale, mentre in Italia è uscito negli scorsi giorni in molti cinema.

A sostegno dell’argomento è intervenuta anche l’attivista e intellettuale indiana Vandana Shiva: non solo ha presenziato a molte anteprime, ma è anche presente nel docufilm. Quella di Vandana è innanzitutto una battaglia per la salvaguardia della diversità biologica e culturale contro le biotecnologie delle multinazionali agroalimentari, perché se la biodiversità è l’involucro della cultura, non può esserci allora diversità culturale senza diversità biologica.

È necessario difendere l’unicità di ciò che usiamo per nutrirci e allo stesso modo è necessario difendere quel che siamo dalla monocultura globale. Altrimenti culture, tradizioni e modelli sociali andranno persi per sempre.

Il trailer del documentario si può vedere qui.

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