Selina Juul e la lotta contro lo spreco alimentare

Mar 13, 2017 | scritto da:

Ogni anno nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura senza nemmeno passare dalla tavola dei consumatori, una quantità ingente pari a circa un terzo della produzione totale. Secondo la FAO, il cibo che buttiamo basterebbe a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che vivono in una condizione di denutrizione.

Fortunatamente, però, ci sono Paesi che stanno raggiungendo traguardi importanti nella lotta contro lo spreco di cibo. In Danimarca, infatti, Selina Juul, media operator e graphic designer russa di 37 anni, ha dato il via al progetto 'Stop Spild Af Mad' (tradotto dal danese 'Smettetela di sprecare cibo'), una campagna che incoraggia supermercati e consumatori a non acquistare confezioni troppo grosse, a non comprare più cibo di quanto se ne consumi e, in generale, a ridurre lo spreco.

Ma qual è la storia che si cela dietro questo ambizioso progetto? Selina è una giovane donna originaria della Russia che all'età di 13 anni si trasferì in Danimarca. Nella sua memoria di bambina era vivido il ricordo di negozi alimentari vuoti, della drammatica penuria alimentare del post-comunismo e, arrivare in una nuova patria e trovare supermercati in cui c'è sempre tutto, con il cibo che straborda dagli scaffali e con la gente che spreca più del necessario, fu uno shock. Così Selina decise di fare qualcosa e nel luglio del 2008 nacque il progetto 'Stop Spild Af Mad' che, grazie alla potenza dei media, fece in poco tempo il giro del mondo.

“Il governo danese, la FAO e le Nazioni Unite mi sostengono e mi aiutano e i supermercati hanno deciso di appoggiare il progetto smettendo di vendere confezioni di cibo troppo grandi che rischiano di essere sprecate. In cinque anni lo spreco di alimenti in Danimarca è diminuito del 25% - racconta Selina - Ridurre gli sprechi nei paesi ricchi aiuta a salvare vite nei paesi poveri. La prossima iniziativa consiste nell'invitare i clienti a comprare cibi vicini alla scadenza, a prezzo normale o scontato, per evitare che vengano buttati. Chi compra questi prodotti sa che una parte del prezzo verrà usato per aiutare i paesi poveri e, grazie a questo progetto, abbiamo già raccolto, in un solo mese, 28.000 Euro”. 


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