Sostenibilità e impresa: da nice-to-have a must-have

Jan 18, 2017 | scritto da:

Che la responsabilità sociale d’impresa possa solo giovare a un’azienda lo avevamo già imparato. A insegnarcelo sono stati i tanti esempi di chi ormai è veterano in materia, ma a dar maggior credito alla tesi erano state le parole di Stefano Zamagni, economista, Professore Ordinario di Economia all’Università di Bologna e di International Political Economy alla Johns Hopkins University, pubblicate sull’Harvard Business Review.  Su un progetto a medio-lungo termine, la CSR porta un guadagno in termini di reputazione, ma anche un 20% in più di utili in bilancio se messe a confronto con aziende dello stesso settore che non praticano la CSR

Ulteriore conferma, più recente, arriva anche da Unilever (multinazionale anglo-olandese proprietaria di molti tra i marchi più diffusi nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa) e dallo studio condotto su un campione di 20.000 consumatori adulti tra Brasile, India, Turchia, Regno Unito e USA. Lo scopo era testare e quantificare l’interesse dei consumatori verso i prodotti sostenibili e l’impegno a preferirli rispetto ad altri, il risultato è stato scoprire un’opportunità da un trilione di dollari. 

Domanda principale è stata: le tue scelte in materia di cibo – e relativo acquisto – quanto vengono influenzate dalle preoccupazioni riguardanti la sostenibilità? Per tutti gli intervistati la risposta è stata che sì, la preoccupazione è alta. Ma il 21% ha risposto che avrebbe anche piacere a sostenere tutti quei brand che comunicano in maniera trasparente gli aspetti legati alla sostenibilità dei loro prodotti, del packaging e della commercializzazione. Quindi, se al momento il mercato dei beni sostenibili ha un valore di $2.65 trilioni di dollari (2.5 trilioni di €), e se veramente il 21% degli intervistati dovesse dare un contributo, si arriverebbe ad avere un trilione in più di dollari a disposizione. Una cifra molto significativa, ma anche un dato che è una conferma: la sostenibilità non è più un requisito nice-to-have per le imprese, ma un must-have

Interessante anche l’opinione del 33% degli intervistati che dichiara d’acquistare più volentieri un prodotto se quest’ultimo avvantaggia società e ambiente, sebbene il livello di motivazione varia molto da paese e paese: nel Regno Unito il 53% ha dichiarato di sentirsi meglio con l'acquisto di prodotti sostenibili, molto meno che in Brasile (85%), India (88%) e Turchia (85%); negli Stati Uniti, la percentuale è del 78%. 

E Unilever? Cosa fa in termini di sostenibilità? Del resto tra i suoi marchi troviamo Dove, Lipton, Magnum, Calvé e Knorr, ad esempio. Da parte sua Unilever sembrerebbe aver posto la sostenibilità al primo posto nella to-do-list: all’inizio di quest’anno ha comunicato che il suo portfolio di Sustainable Living Brands produce circa la metà della crescita complessiva aziendale, ed è cresciuto più velocemente del 30% rispetto al restante business. 


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