Spreco alimentare: fa male non solo al portafoglio

Feb 23, 2015 | scritto da:

Il fenomeno dello spreco alimentare è tutto umano ed è il terzo emettitore di CO2 al mondo, dopo Cina e Usa. Come si può paragonare un fenomeno ad un paese? L'impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato, ogni anno, viene stimata intorno ai 3,3 miliardi di tonnellate di Co2. Se fosse un paese sarebbe preceduto soltanto da Cina e Stati Uniti d’America. Questi dati ci giungono dal rapporto Food wastage footprint. Impacts on natural resources realizzato dal Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della Fao nel 2013. “Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti ma anche di impatti sulla biodiversità e sul clima”- sottolinea il Wwf. Ma di chi è la responsabilità? Dei consumatori? Dei produttori? La risposta è di entrambi. Infatti, se è vero che «i consumatori spendono in media 316 euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato», c'è anche «un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola». Inoltre, tutto questo crea un circolo vizioso: il cambiamento climatico, causato dai cosiddetti gas climalteranti come l’anidride carbonica, per l’appunto, potrebbe ridurre la produttività agricola, diminuendo le disponibilità alimentari globali e danneggiando le popolazioni più povere e le famiglie che basano il proprio reddito sulle colture, l'allevamento del bestiame e la pesca.

Photo credits:ilfattoalimentare.it

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