Una nuova vita per la barriera corallina

Feb 15, 2017 | scritto da:

Il sogno di tutti gli appassionati di sub è quello di immergersi in un mare cristallino e poter ammirare la bellezza della barriera corallina. Un sogno difficile da realizzare oggi a causa della drastica riduzione che questi ambienti unici hanno subito a causa dell’attività umana: pesca a strascico, ancore e uso di veleno per stordire i pesci durante la pesca. Non ultimo anche l’aumento delle temperature ha ridotto del 40% i coralli presenti nei nostri mari. Le previsioni per il futuro non sono rosee: se la temperatura continuerà ad aumentare, le barriere coralline moriranno entro i prossimi 50 anni

Un’ancora di salvezza e una speranza inaspettata arriva però da un signore di 63 anni dallo sguardo dolce e dalla pelle bruciata dal sole, segno di una vita donata all’ambiente e, in particolare, agli oceani, per studiarli e proteggerli. Si chiama Dave Vaughan ed è l’Executive Director del MOTE, il Tropical Research Laboratory di Summerland Key in Florida. La sua scoperta arriva per caso, quando ormai pensava di ritirarsi dal lavoro e di non poter più fare immersioni, data l’età. Invece, un giorno commette il salvifico errore di rompere un corallo in tanti piccoli pezzettini. Da qui la scoperta (e il ribattezzo dell’errore a ‘errore eureka’) che i coralli rotti non muoiono dopo pochi giorni, ma iniziano a crescere, riuscendo a raggiungere in soli pochi mesi, le dimensioni che avrebbero acquisito dopo anni di vita sottomarina e da ‘interi’

Il fortunato incidente ha insegnato a Dave che una cura è possibile per queste forme di vita. Oggi, nei laboratori del MOTE, i coralli, tagliati dal corallo genitore secondo la tecnica del microfragmenting, crescono in nove serbatoi grandi come delle tavole imbandite, sui quali viene costantemente spruzzata acqua salata aspirata a 80 piedi sotto terra intrappolata nel calcare poroso e successivamente filtrata per rimuovere tutte le tracce di ammoniaca, anidride carbonica e idrogeno solforato. I coralli, in file ordinate, in un solo anno crescono 25 volte più velocemente di come farebbero in mare. Una volta cresciuti, vengono ripiantati accanto a quelli già presenti nel loro habitat naturale, rendendo felici biologi e appassionati del mare.  

Accanto al processo di restauro delle barriere coralline, al MOTE è stato avviato anche un altro progetto. Alcuni coralli sono posti in una vasca in grado di simulare come sarà l’acqua dell’oceano da qui a cento anni. In questo modo i ricercatori possono comprendere quali dei coralli esistenti oggi riusciranno a sopravvivere nei prossimi anni e quali non riusciranno ad adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Un aiuto per tentare di proteggere le specie più deboli e capire i tempi che l’uomo ha a disposizione per evitare la perdita di questi esemplari. 

Oggi Dave Vaughan sorveglia le operazioni di crescita e di rinnesto dei coralli giorno per giorno presso lo stabilimento di MOTE Summerland, gestendo il programma di ripristino della barriera corallina. Nel mentre ha anche fatto una promessa: di non andare in pensione fino a quando non sarà riuscito a piantare un milione di  nuovi coralli, aggiungendo un saggio e lungimirante commento: “Le persone pensano che con la tecnologia abbiamo ucciso questo Pianeta. Ma con la tecnologia lo possiamo riportare in vita.” Il MOTE ha anche lanciato un progetto di raccolta fondi online per aumentare la consapevolezza e l’importanza delle barriere coralline.

Se anche tu vuoi donare, puoi farlo qui; se invece vuoi vedere Dave in azione, guarda il video qui  



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