Urban Garden: il giardino aeroponico dell'aeroporto di Chicago

Nov 11, 2015 | scritto da:

Leggendo quest’articolo, probabilmente molti lo invidieranno e ad altri verrà voglia di far scivolare Chicago in alto nella lista delle prossime mete, o almeno organizzare un viaggio che preveda uno scalo al Terminal 3 dell’aeroporto. Quello che è certo è che Charles Tim Tian Lin è una di quelle rare e fortunate persone che adorano il proprio lavoro e se nel tornare a casa, l’odore di basilico usato nella sua cucina, persiste sulle mani, è ancora più contento. Lui lo racconta con semplicità, ma quello che vede e vive ogni giorno non è affatto cosa da tutti i giorni.

Charles ha un ristorante, si chiama Wicker Park, e utilizza solo ingredienti provenienti dall’Urban Garden, il giardino aeroponico dello scalo della Windy City americana. Aero..che? Questa strana parola vuol dire che la tecnica di coltura utilizzata prevede la sospensione aerea delle radici delle piante e la loro nebulizzazione a intermittenza con soluzioni nutrienti, senza l’utilizzo alcuno di terra. Cose da astronauti. E infatti alla creazione di questo unico giardino hanno collaborato Nasa, HMSHost e il Chicago Department of Aviation, realizzando un esperimento pionieristico nel campo della sostenibilità ambientale e un progetto per aumentare la sostenibilità dello scalo, così da avere verdura e erbe a km 0 da utilizzare in alcuni ristoranti dell’aeroporto come quello di Charles.

Il giardino è composto da 26 torri, all’interno delle quali vengono coltivate 44 specie vegetali per essere utilizzate dai punti vendita HMSHost, arricchendo i piatti con un gusto ancora più intenso, data la freschezza degli alimenti. Di persone che transitano tra le sue mura, l’aeroporto di Chicago O’Hare ne vede passare parecchie, dato che sono più di 66 milioni all’anno provenienti da tutto il mondo. Proprio per questo e per la particolarità del giardino sospeso tra i gate, lavorare in uno dei suoi ristoranti significa avere la finestra sempre aperta sui gusti del mondo: “Io non faccio sushi, io do un intervallo di sapore alla vita della gente”, dice Charles.

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