Vale Encantado: la favela di Rio sul cammino della sostenibilità ambientale

May 24, 2016 | scritto da:

Che la Baia di Guanabara, braccio di mare che penetra per oltre 400 chilometri quadrati nell'entroterra di Rio de Janeiro, sia inquinata non è una notizia. Basta guardarne il colore delle acque.

Le polemiche sulla sua balneabilità sono all'ordine del giorno, considerando che qui si terranno le gare di vela delle ormai vicine Olimpiadi. Un porto, numerosi insediamenti industriali e milioni di persone. La pressione antropica su questo lembo di oceano, che nel gennaio del 1502 ingannò i portoghesi facendogli credere di essere alla foce di un fiume gigante (da qui deriva il nome "Rio de Janeiro"), è enorme. Gran parte delle abitazioni, tra l'altro, non è provvista di allacci a sistemi di trattamento dell'acqua. Tutto finisce a mare così com'è.

Se la sfida di rendere pulite le acque della baia in tempo per le Olimpiadi è persa, quella assai più piccola, ma dal grande valore simbolico, lanciata dagli abitanti della comunità di Vale Encantado, ti stupirà. Si tratta di una minuscola favela nel cuore del Parco Nazionale di Tijuca (per capirci: è la più grande foresta urbana al mondo, cuore e polmone di Rio de Janeiro). Le origini di questa comunità risalgono a oltre cento anni fa, periodo in cui si avviò la riforestazione delle montagne della Tijuca, messe a dura prova dalle piantagioni di caffè e dall'estrazione mineraria.

Anche qui, come attualmente avviene per altre centinaia di favelas a Rio, sprovviste di rete fognaria collegata a impianti di trattamento, le acque finiscono per riversarsi nei corsi d'acqua e sfociano direttamente nell'Oceano Atlantico.

A Vale Encantado, però, sta germogliando un seme. Dopo una serie di studi, in collaborazione con la prestigiosa Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro e grazie all'impegno della comunità locale, si sta arrivando alla totale depurazione delle acque di scarico provenienti dalle case dei circa 300 abitanti della comunidade.

L'idea è semplice e gran parte del lavoro è già compiuto: collegare le abitazioni di Vale Encantado a un biodigestore in grado di raccogliere gli scarichi. Attraverso il naturale processo di digestione anaerobica basata sul lavoro certosino di miliardi di batteri, l'obiettivo è duplice: produrre biogas da riutilizzare nelle attività economiche della favela e ripulire le acque.

Il biodigestore è stato ultimato e, in questa fase del progetto, si stanno raccogliendo fondi per potervi convogliare le acque di tutte le unità abitative.

A lavori ultimati, l'impianto consentirà di privare gli scarichi della loro componente solida, producendo gas, e di depurare ulteriormente le acque: dopo essere transitate per una fitta rete di condutture nel sottosuolo della foresta, queste saranno purificate senza l'intervento di agenti chimici artificiali e convogliate in un torrente, che le porterà fino al mare.

Come racconta la piattaforma informativa RioOnWatch, l'azione rientra in un più vasto programma per trasformare Vale Encantado in un esempio di favela sostenibile dove coniugare tutela ambientale e inclusione sociale. Grazie all'impegno di Otávio Barros, leader della comunità, all'intervento della Ong francese Abaquar (impegnata da queste parti dal 2006) e a vari finanziatori pubblici e privati, qui è nata una cooperativa che dà occupazione a una ventina di soci e propone attività nel campo dell'ecoturismo. Lo scenario, in effetti, è unico: foresta tropicale atlantica distesa su montagne dalla vista mozzafiato su Rio de Janeiro. Il turismo non è perciò solo una scommessa.

L'orto biologico comunitario e il ristorante a km0 sono altri risultati del programma di intervento (a proposito: un primo biodigestore è già attivo dal 2014 per ricevere gli scarichi del ristorante e fornire il gas necessario alla cucina). Tutte micro-azioni che, insieme al Festival Encantado che qui, tra foresta e favela, ha portato grandi nomi della musica brasiliana e iniziative legate ad arte e design, cercano di dare visibilità e opportunità agli abitanti.

Vale Encantado è una piccola esperienza e non basterà a ripulire le acque di una città smisurata come Rio de Janeiro. Prova però ad immaginare cosa succederebbe se fosse replicata anche in altre favelas...

 

Il post è stato scritto da Simone Apollo - Sociologo esperto di comunicazione, innovazione sociale e tematiche socio-ambientali in America latina. Si occupa da anni di Brasile ed è il fondatore del blog DentroRiodejaneiro.it, dove racconta viaggi, esperienze e cultura da Rio de Janeiro e dal paese verde-oro.

 

La prima e la terza foto del post sono di RioOnWatch

 

 

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