WWF: la vera rivoluzione sarà il Valore Natura nel PIL nazionale

Sep 13, 2014 | scritto da:

Inserire il valore natura nel PIL nazionale rappresenterebbe una rivoluzione che consentirebbe di capire il vero livello di benessere di una nazione, di una regione, di una comunità. Ma la strada è ancora lunga.

“È ormai necessario andare oltre il Pil – scrive in una nota Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – non arricchirlo invece inserendo attività che palesemente non dimostrano certo il benessere di una nazione. Quello che andrebbe fatto, invece, è dare finalmente ‘valore’ alla natura, alla straordinaria ricchezza che ci garantisce il vero benessere. Se non ‘contabilizziamo’ le nostre risorse – continua nella nota – la qualità dell’acqua, dell’aria, dei boschi, delle zone umide, del suolo (garantendone la capacità rigenerativa), degli altri straordinari ambienti naturali e della biodiversità che costituiscono la nostra vera ricchezza, ci troviamo privi della base stessa che garantisce la nostra esistenza.”

Come non poter essere d’accordo. Ma perché sarebbe importante inserire il capitale naturale? “Il programma Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) ha calcolato il costo annuale del degrado ambientale dovuto alle attività umane che viene indicato intorno all’11% del PIL globale nel 2008; la percentuale può lievitare fino al 18% del PIL globale entro il 2050 se prosegue l’attuale trend di impoverimento delle risorse.” Un costo piuttosto elevato, non credete? Non usa mezzi termini Gianfranco Bologna e nella sua nota non mancano importanti riflessioni: “E’ possibile pensare che l’Italia abbia un buon livello di benessere a fronte della sfrenata urbanizzazione del nostro territorio, della continua perdita di suoli, dei fenomeni gravissimi di inquinamento ambientale?” Il quadro aggiornato sullo stato di salute del nostro pianeta sarà nel prossimo report “Living Planet Report”, una fotografia dei trend globali di impatto delle attività umane sui sistemi naturali ed un Manifesto di raccomandazioni sulle migliori modalità di produzione, modelli di consumi sempre più sagge e rendere così l’unico pianeta che abbiamo abitabile e capace di sostenere il benessere dei 9.6 miliardi di esseri umani che nel 2050 lo popoleranno.

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