- Blog
- green focus
- Il depaving...
Il depaving spiegato bene!
giu 19, 2026 | scritto da: Tommaso Ciuffoletti
Il depaving, la strategia urbana che restituisce spazio al suolo, all’acqua e alla natura
A Genova hanno iniziato a chiamarla rivoluzione del depaving. Il termine è inglese e letteralmente significa "togliere la pavimentazione": rimuovere asfalto, cemento e altre superfici impermeabili per restituire spazio al terreno naturale, all’acqua e alla vegetazione.
Detta così potrebbe sembrare una pratica marginale, quasi simbolica. In realtà, urbanisti, climatologi e amministratori pubblici la considerano sempre più una delle strategie più efficaci per adattare le città al cambiamento climatico. Non perché risolva da sola tutti i problemi urbani, ma perché agisce contemporaneamente su molti di essi: caldo estremo, allagamenti, perdita di biodiversità, qualità dello spazio pubblico e persino salute delle persone.
La domanda che il depaving pone è semplice e quasi provocatoria: e se una parte delle nostre città fosse semplicemente troppo asfaltata?
Come siamo arrivati a coprire il suolo
Per gran parte del Novecento l’asfalto è stato sinonimo di progresso. Strade più larghe, parcheggi, piazzali industriali, cortili scolastici impermeabilizzati, piazze completamente pavimentate. L’obiettivo era rendere le città più funzionali, più igieniche e più adatte alla mobilità automobilistica.
Oggi però quelle stesse superfici mostrano alcuni effetti collaterali che per decenni sono stati sottovalutati.
Quando il suolo viene coperto da materiali impermeabili perde gran parte delle sue funzioni ecologiche: non assorbe più l’acqua piovana, non ospita biodiversità, non contribuisce al raffrescamento urbano e non svolge più il ruolo di filtro naturale che caratterizza un terreno vivo. Gli studiosi parlano di soil sealing, impermeabilizzazione del suolo, considerata una delle principali forme di consumo di territorio in Europa.
È un problema che assume un peso crescente proprio mentre le città europee affrontano eventi meteorologici sempre più estremi.
Il primo beneficio non è il verde: è l’acqua
Quando si parla di depaving si pensa subito ad alberi e aiuole. In realtà il primo vantaggio è spesso invisibile. È quello che succede quando piove.
Su una superficie asfaltata l’acqua non penetra nel terreno ma scorre rapidamente verso tombini, canali e corsi d’acqua. Durante precipitazioni intense questo aumenta il rischio di allagamenti e mette sotto pressione le infrastrutture di drenaggio urbane.
Un terreno permeabile funziona invece come una spugna: trattiene parte dell’acqua, la rilascia lentamente e contribuisce alla ricarica delle falde. Per questo motivo il depaving è oggi considerato una delle più importanti Nature-Based Solutions per la gestione delle acque meteoriche.
In altre parole, non serve soltanto a rendere le città più verdi. Serve a renderle più capaci di convivere con la pioggia.
Una risposta alle isole di calore

C’è poi il tema che tutti abbiamo sperimentato negli ultimi anni: il caldo.
Asfalto e cemento accumulano enormi quantità di energia solare durante il giorno e la rilasciano lentamente durante la notte. È uno dei meccanismi alla base delle cosiddette isole di calore urbane, che possono far registrare temperature significativamente più elevate rispetto alle aree rurali circostanti.
Qui il depaving diventa particolarmente interessante.
Rimuovere superfici impermeabili permette infatti di creare spazio per suoli vivi, vegetazione e alberature. E gli alberi non sono semplicemente elementi decorativi: attraverso ombreggiamento ed evapotraspirazione contribuiscono a ridurre le temperature locali e a migliorare il comfort urbano.
Da questo punto di vista il depaving suggerisce una prospettiva diversa rispetto a molte discussioni sulla forestazione urbana. Prima di piantare un albero bisogna creare le condizioni affinché possa vivere.
Un albero circondato da pochi metri quadrati di terreno compattato e soffocato dall’asfalto difficilmente potrà offrire tutti i benefici che gli attribuiamo.
Biodiversità: la natura torna dove sembrava impossibile
C’è un altro aspetto meno evidente ma altrettanto importante.
Le superfici depavimentate possono diventare habitat per insetti impollinatori, uccelli, microrganismi e vegetazione spontanea. Non si tratta necessariamente di creare grandi parchi urbani. Spesso basta trasformare spazi residuali, parcheggi sovradimensionati o aree sottoutilizzate in piccoli corridoi ecologici capaci di ricucire frammenti di natura all’interno della città.
Per molti urbanisti il valore del depaving sta proprio qui: non aggiunge semplicemente del verde, ma restituisce funzioni ecologiche a superfici che le avevano completamente perdute.
Quanto costa?

Naturalmente non esistono interventi a costo zero.
Rimuovere asfalto e cemento comporta demolizioni, smaltimento dei materiali, progettazione, sistemazione del terreno e gestione delle nuove aree verdi. In alcuni casi possono essere necessari anche interventi di bonifica o di adeguamento delle infrastrutture esistenti.
È però interessante osservare come molte analisi economiche sull’adattamento climatico suggeriscano di non confrontare questi costi con il semplice "non fare nulla".
La vera domanda è un’altra: quanto costa non intervenire?
Secondo l'European Environment Agency, i danni economici causati dagli eventi climatici estremi nell’Unione Europea hanno superato i 560 miliardi di euro tra il 1980 e il 2021. Le strategie di adattamento vengono sempre più valutate considerando non solo i costi iniziali, ma anche i danni evitati, i benefici ambientali e quelli per la salute pubblica.
In questa prospettiva, un intervento di depaving può essere visto come un investimento in resilienza urbana.
Non è una soluzione magica
È tuttavia importante evitare entusiasmi eccessivi. Non tutta la città può essere depavimentata. Le città hanno bisogno di strade, piazze, infrastrutture e spazi pubblici pavimentati. Inoltre il depaving può entrare in conflitto con esigenze di parcheggio, accessibilità e logistica urbana.
Esistono poi costi di manutenzione e possibili resistenze sociali, soprattutto quando gli interventi modificano abitudini consolidate.
La vera sfida non è eliminare l’asfalto ovunque. È capire dove l’asfalto non serve più.
Molti progetti europei si concentrano infatti su aree industriali dismesse, cortili scolastici, parcheggi sovradimensionati, spazi residuali e superfici sottoutilizzate. Luoghi dove il rapporto tra costi e benefici tende a essere particolarmente favorevole.
Una strada possibile per le città europee
Non è un caso che il depaving stia entrando sempre più spesso nei piani urbani europei.
Dalle esperienze nei Paesi Bassi e in Belgio fino alle recenti iniziative italiane, emerge una visione comune: il suolo non è semplicemente una superficie da costruire o asfaltare, ma una vera infrastruttura ecologica. Una infrastruttura che aiuta a gestire l’acqua, ridurre il calore, ospitare biodiversità e migliorare la qualità della vita urbana.
Per decenni abbiamo progettato città cercando di allontanare la natura. Oggi stiamo scoprendo che molte delle sfide urbane del XXI secolo richiedono esattamente il contrario.
Forse il depaving non è altro che questo: riconoscere che sotto l’asfalto esiste ancora una risorsa preziosa.
Il suolo.
E che, prima ancora di piantare nuovi alberi, dovremmo ricominciare a fare spazio alle loro radici.

