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L’impatto del nostro lavoro per le donne del Kenya

Scritto da Tommaso Ciuffoletti | Mar 2, 2023 11:00:18 AM

In Kenya, come in altri paesi, la distanza fra le norme che tutelano i diritti delle donne e la realtà è spesso profonda. Con il nostro lavoro cerchiamo di avere un impatto per annullare quella distanza.

Elisa si è unita due anni fa al team di Forestry Manager di Treedom, portando in dote esperienza, entusiasmo e una capacità non comune di osservare, memorizzare e raccontare. Recentemente ha visitato i progetti che stiamo portando avanti in Kenya, un paese è particolarmente importante per noi. Non solo perché siamo attivi dal 2014 e vi abbiamo piantato oltre 1 milione di alberi, ma perché qui abbiamo iniziato a sperimentare forme di collaborazione sempre più articolate con le ONG e le comunità locali. Alberi, ma anche formazione, attività collaterali, sostegno all’educazione ed anche alla parità di genere. Si può dire che per molte cose il Kenya è un paese “pilota” per il nostro lavoro.

La prima volta che sono stato in Kenya è stato 4 anni fa e fu un’esperienza sorprendente, per questo, al suo ritorno ho chiesto ad Elisa cosa l’avesse colpita di più e mi ha risposto: “Le donne, le donne in Kenya hanno una forza e una dolcezza incredibile”. Mi ha incuriosito questa risposta e ho pensato che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, valesse la pena chiedere di più. 

Il Kenya è un paese molto grande, tu quali zone hai visitato?

Ho passato due settimane in Kenya insieme a Riccardo [altro Forestry manager di Treedom ndr] e con i nostri partner locali, per valutare l’andamento dei progetti, visitare i vivai e le comunità coinvolte. Abbiamo attraversato tutto il paese, dal Lago Victoria alla costa di Watamu, passando per Nairobi e Mombasa

Mi hai detto che ciò che ti ha colpito di più è stata: le donne. Prima di parlare della tua esperienza, possiamo dare una rapida introduzione a quella che è la condizione femminile in Kenya?

Il Kenya, come molti altri paesi dell’Africa Orientale, sta facendo degli importanti avanzamenti sul tema dell’uguaglianza di genere. Negli ultimi anni sono state implementate nuove leggi sulla violenza domestica e sulle violenze sessuali, sulle quote elettorali femminili in parlamento, sono stati stabiliti fondi per supportare l’imprenditoria e l’educazione nelle donne. Che questi cambiamenti siano per ora più sulla carta che nei fatti, sarebbe sciocco negarlo. Ma i cambiamenti dei costumi, anche quando sono costumi di cui sarebbe bene liberarsi, sono lenti ad avvenire. Per questo l’empowerment femminile è ancora una questione in divenire in Kenya e diversi fattori, tanto culturali quanto politici ed economici, sono di ostacolo ad una effettiva parità di genere. 

Ma al netto di questo, ciò che ho potuto vedere io durante la mia missione in Kenya è l’incredibile forza delle donne con cui sono venuta a contatto, donne determinate a sfruttare al massimo le opportunità di emancipazione e indipendenza che gli vengono offerte.

In cosa hai visto questa forza? Puoi raccontarci qualche episodio che ci aiuti a capire?

Certo, credo che due siano gli esempi più belli che posso riportarti.

Il primo è in realtà legato a due persone diverse, ma con tante cose in comune. Queste persone sono due giovani donne: Anne (che vedete nella foto) e Bridget. Entrambe sono manager di vivaio, Anne a Kiambu (vicino Nairobi) e Bridget a Kilifi (sulla costa). Entrambe si occupano, assieme al resto dei loro staff (composti all’80% di donne), di ogni aspetto operativo dei vivai: gestiscono il personale e gli approvvigionamenti, organizzano i lavori e la manutenzione, si occupano del marketing e della contabilità. Durante la mia missione ho avuto modo di seguire le loro giornate lavorative e sono rimasta colpita dalla professionalità di queste due ragazze, che sono giovanissime e che gestiscono una responsabilità enorme in modo preciso e gentile, ma anche molto autorevole.
Parlando con loro mi sono davvero resa conto di quanto il fattore “educazione” incida sull’emancipazione femminile: entrambe infattti, mi hanno confermato quanto l’istruzione sia stata fondamentale nella loro vita e quanto poter accedere agli studi universitari possa fare la differenza nella vita di una donna in Kenya. 

La seconda storia invece riguarda le donne della comunità di Githunguri. Una comunità che si trova in una zona rurale, per quanto non troppo lontana da Nairobi. La comunità attiva nella piantumazione è composta esclusivamente da donne, molte delle quali vedove. Questo particolare è molto significativo, perché la condizione sociale delle donne vedove in Kenya è molto particolare. Formalmente la legge tutela il diritto delle donne ad essere proprietarie dei terreni alla morte dei mariti, ma di fatto le cose sono molto diverse. Come scriveva il Guardian poco tempo fa: 

Sebbene in teoria il Kenya protegga il diritto all’eredità delle vedove, la cultura patriarcale e l'influenza della legislazione coloniale che limitava i diritti di proprietà delle donne sposate fanno sì che la legge spesso non venga applicata. "C'è un intero sistema parallelo che opera al di fuori delle leggi sulla successione” ha dichiarato Roseline Njogu, avvocato keniota. "Anni di riforme legislative ci hanno portato all'uguaglianza formale, ma l'uguaglianza di legge non significa uguaglianza di potere, ed è qui che si inciampa".

Questo serve a chiarire come mai il nostro progetto è particolarmente rilevante per queste donne. La comunità di lavoro permette di dare corpo a quei diritti, che altrimenti rischierebbero di valere soltanto sulla carta. E questa cosa è importantissima. Quando siamo andati a visitarle il clima che si respirava era di assoluta festa: prima di iniziare a distribuire le piantine alle beneficiarie ci siamo seduti attorno al tavolo e abbiamo mangiato tutti assieme, mi hanno raccontato delle loro famiglie - molte di loro alla mia età avevano già diversi figli - abbiamo scherzato sul matrimonio e sul lavoro .. Sembrava davvero un pranzo di Natale in famiglia, con tanto di zie che ti strizzano le guance e nonne che ti offrono l’ennesimo bis!

Puoi raccontarmi altri modi attraverso cui  Treedom contribuisce  all’emancipazione femminile in Kenya?

Giusto in questi giorni abbiamo ricevuto i risultati di uno studio fatto sui nostri progetti assieme ad ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società) dell’Università Cattolica. In Kenya sono stati intervistati più di duecento beneficiari, divisi equamente fra uomini e donne. A queste persone è stato chiesto di valutare l’impatto che Treedom ha avuto su vari ambiti della loro vita: dal benessere personale, all’indipendenza economica all’educazione. Uno dei risultati più interessanti è stato proprio il fatto che l’impatto percepito dalle donne è stato nettamente più significativo di quello percepito dagli uomini, in particolare a livello economico (dove l’impatto è stato in media di 4,97 su un punteggio da 1 a 7*) e di istruzione, intesa come conoscenza delle pratiche sostenibili di agricoltura (con un punteggio 5,74 su 7*). Due ambiti che, come ti dicevo prima, sono secondo me fondamentali per l’emancipazione femminile. 

So che forse da fuori questi numeri potrebbero significare poco. Ma avere un impatto vero e duraturo sulla vita di qualcun altro per me è una cosa eccezionale ed è stato un onore per me avere la possibilità di constatarlo di persona.
Spero che il mio racconto aiuti tutte le persone che hanno contribuito a cambiare la vita di queste donne in Kenya a sentirsi orgogliosi quanto me del piccolo ma significativo cambiamento che stanno portando nel mondo.