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title: "Organizzazione Meteo Mondiale: Nuovi record dei gas serra"
description: Il rapporto dell'Organizzazione meteorologica mondiale rivela record allarmanti di gas serra, evidenziando l'urgenza di azioni concrete per il clima.
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# [Organizzazione Meteo Mondiale: Nuovi record dei gas serra](https://blog.treedom.net/it/organizzazione-meteo-mondiale-nuovi-record-dei-gas-serra)

 Scritto da [Tommaso Ciuffoletti](https://blog.treedom.net/it/author/tommaso-ciuffoletti) | Oct 27, 2026, 2:31:11 PM

**Il nuovo rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale registra concentrazioni mai raggiunte prima per anidride carbonica, metano e protossido di azoto. Non è soltanto una fotografia dell’inquinamento atmosferico: è la misura di uno squilibrio che si accumula nel tempo e che condizionerà il clima per decenni, se non secoli. Per capire che cosa ci dicono questi dati bisogna distinguere le emissioni dalla concentrazione dei gas nell’atmosfera, comprendere il ruolo degli ecosistemi e interrogarsi sulle decisioni necessarie per contenere il riscaldamento globale.**

Il 27 ottobre 2026 la <https://wmo.int/>World Meteorological Organization (WMO), l’Organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, ha pubblicato il suo nuovo [*Greenhouse Gas Bulletin*](https://library.wmo.int/records/item/69986-no-22-27-october-2026). Il rapporto, basato sulle osservazioni globali raccolte fino al 2025, documenta un nuovo record per le concentrazioni atmosferiche dei principali gas serra di lunga durata: anidride carbonica (CO₂), metano (CH₄) e protossido di azoto (N₂O).

Il dato più rilevante è quello dell’anidride carbonica (CO₂), la cui concentrazione media globale ha raggiunto nel 2025 426,8 parti per milione (ppm). Per comprendere l’entità del valore, basta confrontarlo con due riferimenti: prima della rivoluzione industriale, la concentrazione atmosferica di CO₂ era di circa 280 ppm; oggi è quindi superiore di circa il 53%. Rispetto al 2024, la concentrazione è aumentata di 2,8 ppm, un incremento inferiore a quello eccezionale registrato nell’anno precedente, ma sufficiente a portare la media globale a un nuovo record. Anche metano e protossido di azoto hanno raggiunto livelli senza precedenti: rispettivamente 1.948 parti per miliardo e 339,1 parti per miliardo.

I numeri sono importanti, ma non si spiegano da soli. Per comprenderne il significato bisogna partire da una distinzione fondamentale: il rapporto non misura soltanto quanto gas serra abbiamo emesso nell’ultimo anno, ma quanto ne è presente nell’atmosfera dopo decenni di emissioni, assorbimenti e trasformazioni. È la differenza tra il flusso che alimenta un sistema e la quantità che, nel tempo, vi si accumula.

La pubblicazione arriva a poche settimane dalla [COP31, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma ad Antalya](https://unfccc.int/cop31), in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026. Il quadro scientifico che emerge dal rapporto pone una questione precisa: mentre i negoziati internazionali cercano di tradurre gli impegni climatici in azioni concrete, l’atmosfera continua ad accumulare gas che trattengono energia e alimentano il riscaldamento globale.

Il documento integrale è disponibile sul sito della [World Meteorological Organization](https://wmo.int/news/media-centre/greenhouse-gas-levels-once-again-reach-record-high).

## **I numeri del rapporto WMO**

I tre gas presi in esame hanno caratteristiche diverse, ma condividono un elemento decisivo: la loro presenza nell’atmosfera modifica il bilancio energetico della Terra.

| **Gas serra** | **Concentrazione media globale nel 2025** | **Livello rispetto al periodo preindustriale** |
| --- | --- | --- |
| Anidride carbonica (CO₂) | 426,8 ppm | 153% |
| Metano (CH₄) | 1.948 ppb | 267% |
| Protossido di azoto (N₂O) | 339,1 ppb | 126% |

*Fonte: WMO, Greenhouse Gas Bulletin No. 22. Il riferimento preindustriale utilizzato dal rapporto è il 1750. ppm significa parti per milione; ppb, parti per miliardo.*

Il dato del 153% per la CO₂, per esempio, significa che la sua concentrazione atmosferica - come detto - è circa il 53% superiore a quella del periodo preindustriale. Per il metano l’aumento è del 167%, mentre per il protossido di azoto è del 26%.

La CO₂ rimane il principale riferimento nel dibattito climatico per il ruolo che svolge nell’effetto serra e per la quantità emessa dalle attività umane. Ma sarebbe un errore trascurare gli altri gas. Il metano ha una vita atmosferica più breve della CO₂, ma un effetto riscaldante particolarmente intenso nell’arco di alcuni decenni. Il protossido di azoto è un potente gas serra, con una permanenza atmosferica lunga, ed è legato anche all’impiego di fertilizzanti azotati e ad altri processi agricoli e industriali.

*Perché una concentrazione record è una notizia così rilevante?*   
*Per rispondere, conviene chiarire tre passaggi.*

**Le emissioni** sono i flussi di gas rilasciati nell’atmosfera dalle attività umane e dalle fonti naturali. Nel caso della CO₂ di origine antropica, le principali fonti sono la combustione di carbone, petrolio e gas, i processi industriali come la produzione di cemento e i cambiamenti nell’uso del suolo, compresa la deforestazione.

**La concentrazione atmosferica** è invece la quantità di un gas presente nell’aria in un determinato momento. Dipende dal bilancio tra ciò che viene immesso e ciò che viene rimosso dall’atmosfera attraverso processi naturali e, in misura variabile, attraverso interventi umani. Per la CO₂, questo significa considerare insieme le emissioni e gli assorbimenti da parte degli oceani e degli ecosistemi terrestri.

**Il riscaldamento globale** è una conseguenza dello squilibrio energetico prodotto dall’aumento dei gas serra. La loro maggiore presenza modifica il modo in cui l’energia proveniente dal Sole, assorbita dalla superficie terrestre e poi riemessa sotto forma di radiazione infrarossa, si propaga attraverso l’atmosfera e torna nello spazio.

La distinzione permette di comprendere un punto essenziale: anche se le emissioni annuali smettessero di crescere, la concentrazione atmosferica potrebbe continuare ad aumentare finché le emissioni superassero la quantità di CO₂ rimossa dall’atmosfera. Per stabilizzare la concentrazione della CO₂ occorre arrivare, su scala globale, a un bilancio netto pari a zero tra emissioni e rimozioni. Per ridurre la concentrazione, le rimozioni nette dovrebbero invece superare le emissioni.

È per questo che un nuovo record di concentrazione non significa necessariamente che le emissioni siano cresciute nella stessa misura rispetto all’anno precedente. Significa che il bilancio complessivo continua ad aggiungere gas all’atmosfera.

## **Il ruolo della CO₂**

L’anidride carbonica è una componente naturale dell’atmosfera. Le piante la utilizzano nella fotosintesi; gli organismi la rilasciano con la respirazione; la sostanza organica la restituisce all’ambiente durante la decomposizione; gli oceani la assorbono e la scambiano continuamente con l’aria.

Il problema climatico non consiste dunque nella presenza della CO₂ in quanto tale, ma nella rapidità e nella quantità con cui le attività umane ne stanno aumentando la concentrazione, alterando un ciclo naturale che opera da tempi molto più lunghi della storia industriale.  
La combustione dei combustibili fossili trasferisce rapidamente nell’atmosfera carbonio che era rimasto immagazzinato nel sottosuolo per milioni di anni. La deforestazione e il degrado degli ecosistemi possono, inoltre, ridurre la capacità di assorbire carbonio e liberare quello già contenuto nella vegetazione e nei suoli.

Per approfondire il meccanismo fisico che collega la CO₂ al riscaldamento del pianeta, abbiamo dedicato un articolo a una domanda apparentemente semplice: [Ma come fa la CO₂ a scaldare la Terra?](https://blog.treedom.net/it/co2).

**In sintesi: perché la CO₂ riscalda la Terra**

L’effetto serra è un fenomeno naturale e indispensabile alla vita come la conosciamo. Senza i gas serra presenti nell’atmosfera, la temperatura media della superficie terrestre sarebbe molto più bassa. Il problema nasce quando le attività umane ne aumentano la concentrazione, rafforzando un meccanismo naturale.

La superficie terrestre assorbe una parte dell’energia solare e la restituisce sotto forma di radiazione infrarossa. Alcuni gas atmosferici, tra cui CO₂, metano e protossido di azoto, assorbono radiazione infrarossa a determinate lunghezze d’onda e la riemettono. In questo modo influenzano la quantità di energia che riesce a lasciare il sistema terrestre.

Aumentando la concentrazione di questi gas, la Terra perde energia verso lo spazio con maggiore difficoltà alle temperature iniziali. Il sistema tende allora a riscaldarsi finché non raggiunge un nuovo equilibrio energetico, anche attraverso cambiamenti nella temperatura della superficie e dell’atmosfera.

La CO₂ non produce calore come farebbe una fiamma, né crea una barriera fisica che impedisce a tutto il calore di uscire. Modifica invece il percorso attraverso cui l’energia viene trasferita e dispersa. La distinzione non è soltanto terminologica: aiuta a capire perché l’effetto serra sia un fenomeno fisico misurabile e perché l’aumento della concentrazione dei gas serra abbia conseguenze climatiche.

Il riscaldamento, inoltre, non si manifesta soltanto attraverso l’aumento della temperatura media. Modifica la probabilità e l’intensità di diversi fenomeni: ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme e condizioni favorevoli agli incendi. Gli effetti variano da regione a regione e interagiscono con fattori locali, come l’uso del suolo, la disponibilità d’acqua e la vulnerabilità delle comunità.

Non ogni singolo evento estremo può essere attribuito automaticamente al cambiamento climatico. Per stabilire il ruolo del riscaldamento globale in un evento specifico occorrono analisi di attribuzione. Ma il quadro generale è chiaro: l’aumento della temperatura globale modifica le condizioni entro cui si sviluppano molti rischi climatici.

Tra il 2024 e il 2025 la concentrazione media globale di CO₂ è aumentata di 2,8 ppm. È un incremento inferiore a quello eccezionale registrato tra il 2023 e il 2024, quando l’aumento era stato di 3,6 ppm. Il dato potrebbe sembrare un segnale positivo, ma interpretarlo come una riduzione del problema sarebbe fuorviante.

La crescita del 2025 resta consistente e leggermente superiore al tasso medio annuo registrato nel decennio 2016-2025. Soprattutto, la concentrazione atmosferica ha raggiunto un nuovo massimo.

Secondo la WMO, il rallentamento rispetto all’anno precedente è probabilmente legato in parte alla ripresa dei pozzi di assorbimento terrestri e alla diminuzione delle emissioni di carbonio dovute agli incendi nel 2025, dopo le condizioni associate al forte El Niño del 2023-2024. [El Niño è una fase di un fenomeno climatico naturale che modifica le temperature superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale e influenza le condizioni meteorologiche in molte regioni del mondo. I suoi effetti possono contribuire a condizioni di caldo e siccità che incidono sulla vegetazione, sugli incendi e sulla capacità degli ecosistemi terrestri di assorbire carbonio.](https://blog.treedom.net/it/non-%C3%A8-colpa-di-el-ni%C3%B1o)

Il ritmo di crescita della CO₂ atmosferica dipende non soltanto dalle emissioni umane, ma anche dalla risposta di oceani e terre emerse. In un anno in cui gli ecosistemi assorbono una quota maggiore del carbonio emesso, la crescita della concentrazione può rallentare. In condizioni opposte, può accelerare.   
La variabilità naturale non annulla però la responsabilità delle emissioni antropiche. Spiega perché l'aumento possa oscillare da un anno all'altro, non perché il problema sia venuto meno.

Il rapporto mette in evidenza proprio questa interazione: il clima influenza la capacità degli ecosistemi di assorbire carbonio, mentre l’aumento dei gas serra alimenta il riscaldamento che può mettere sotto pressione quegli stessi ecosistemi. È un rapporto di retroazione che rende ancora più urgente ridurre le emissioni.

## **Dove finisce la CO₂ che emettiamo?**

*Indonesian residents have taken to social media to share images of the unusually-colored sky. @WeinArifin/Twitter*

La CO₂ emessa dalle attività umane non rimane tutta nell’atmosfera. Una parte viene assorbita dagli oceani, un’altra dagli ecosistemi terrestri. È un processo essenziale per comprendere il ciclo del carbonio e il ruolo che foreste, suoli e altri ambienti naturali svolgono nella regolazione del clima.

Secondo il rapporto WMO, nel periodo 2015-2024 circa il 50% delle emissioni antropiche di CO₂ si è accumulato nell’atmosfera, mentre circa il 29% è stato assorbito dagli oceani e il 21% dagli ecosistemi terrestri.

Le percentuali sono stime riferite a un periodo definito: non costituiscono una ripartizione immutabile né garantiscono che la capacità di assorbimento rimanga costante nel tempo. Mostrano, piuttosto, quanto sia importante il contributo dei sistemi naturali e quanto il bilancio atmosferico dipenda dalla loro risposta.

[Gli oceani assorbono CO₂ attraverso scambi con l’atmosfera e processi fisici, chimici e biologici](https://blog.treedom.net/it/alberi-e-oceani-straordinari-alleati-a-caccia-di-co2). Questo assorbimento, tuttavia, ha conseguenze: una parte della CO₂ disciolta reagisce con l’acqua formando composti che modificano la chimica marina e contribuiscono all’acidificazione degli oceani. L’assorbimento non è quindi privo di costi ecologici.

[Sulla terraferma, la CO₂ viene assorbita attraverso la fotosintesi](https://blog.treedom.net/it/fotosintesi-clorofilliana-tra-chimica-biologia-e-il-nostro-futuro)e il carbonio viene trasferito alla vegetazione, alle radici, al legno, alla lettiera e al suolo. La quantità effettivamente immagazzinata dipende però dalle condizioni dell’ecosistema, dalle specie presenti, dall’acqua disponibile, dalla fertilità del terreno, dalla temperatura e dai disturbi naturali o causati dall’uomo.

Foreste, mangrovieti, torbiere, praterie e altri ecosistemi possono svolgere funzioni importanti nel ciclo del carbonio, ma non sono intercambiabili. Differiscono per struttura, biodiversità, quantità di carbonio conservato, velocità di accumulo e vulnerabilità. Proteggerli e ripristinarli richiede di comprendere queste differenze, non di ridurre ogni ambiente naturale a una semplice quantità di CO₂ assorbita. 

## **Non solo CO₂**

La scala e la natura del problema rendono insufficiente una strategia basata soltanto sulle rimozioni di carbonio. La CO₂ prodotta dalla combustione dei combustibili fossili proviene da riserve geologiche che vengono trasferite rapidamente nell’atmosfera. Gli ecosistemi terrestri possono assorbirne una parte, ma hanno limiti fisici, ecologici e territoriali. Inoltre, il carbonio immagazzinato nella vegetazione è esposto a rischi che non riguardano nello stesso modo il carbonio rimasto stabilmente nel sottosuolo.

La risposta climatica deve quindi accompagnarsi necessariamente alla riduzione delle emissioni alla fonte: trasformazione dei sistemi energetici, maggiore efficienza, elettrificazione dove appropriata, riduzione delle emissioni industriali, cambiamenti nei trasporti, contenimento della deforestazione e interventi sui sistemi agricoli e alimentari. Il peso delle singole misure varia in base al settore e al contesto, ma il principio è generale: evitare di aggiungere gas serra all’atmosfera è prioritario rispetto a tentare di rimuoverli successivamente.

- La centralità dell’anidride carbonica non deve far dimenticare gli altri gas serra. Come detto, il rapporto WMO segnala nuovi record anche per metano e protossido di azoto, due gas con fonti, tempi di permanenza e caratteristiche differenti.
- Il metano è presente in atmosfera in quantità molto inferiori rispetto alla CO₂, ma ha un effetto riscaldante rilevante. Le sue fonti comprendono attività umane - tra cui allevamento, coltivazione del riso, estrazione e trasporto di combustibili fossili, discariche e combustione di biomassa - e fonti naturali, come le zone umide. La quota relativa delle fonti può variare nel tempo e da una regione all’altra. Il rapporto indica che le attività umane sono responsabili di circa il 65% delle emissioni di metano, mentre il restante 35% proviene da fonti naturali. La sua permanenza atmosferica è più breve rispetto a quella della CO₂, perciò la riduzione delle emissioni di metano può produrre benefici climatici relativamente rapidi. Questo non elimina la necessità di ridurre anche la CO₂, che continua ad accumularsi e condiziona il clima per periodi molto più lunghi.
- Il protossido di azoto è associato a processi naturali del suolo e dell’acqua, ma anche all’uso di fertilizzanti azotati, ad alcune attività agricole e a processi industriali. È un gas serra potente e persistente. La sua riduzione richiede interventi specifici, per esempio una gestione più efficiente dell’azoto in agricoltura e il controllo delle fonti industriali.

## **COP31: dalla diagnosi alle decisioni**

Il rapporto WMO viene pubblicato in un momento particolarmente significativo. Dal 9 al 20 novembre 2026, Antalya ospiterà la COP31, la trentunesima Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Le conferenze sul clima sono luoghi di negoziato in cui governi e altre parti cercano di concordare impegni, regole e strumenti di cooperazione. La loro efficacia dipende dalla capacità di trasformare gli accordi in politiche nazionali, investimenti, cambiamenti nei sistemi produttivi e risultati verificabili.

Il nuovo rapporto non indica una singola misura politica da adottare, né può stabilire da solo quali decisioni verranno prese a COP31. Fornisce però un quadro scientifico utile a valutare l’urgenza e la direzione dell’azione: le concentrazioni dei principali gas serra continuano ad aumentare e il sistema climatico risponde all’accumulo di questi gas nel tempo.

Da questo punto di vista, alcune priorità sono difficili da eludere.

La prima è ridurre le emissioni, con obiettivi credibili e verificabili. La seconda è rigenerare gli ecosistemi che conservano carbonio e sostengono la biodiversità, evitando che la loro degradazione aggravi il bilancio atmosferico. La terza è rafforzare la capacità di adattamento delle società agli impatti climatici già in corso. La quarta è sostenere la ricerca e i sistemi di osservazione, perché le decisioni siano basate su dati confrontabili e aggiornati.

## **Il problema è globale, anche le risposte devono esserlo**

**<https://blog.treedom.net/it/mega-make-earth-great-again>**

Un nuovo record atmosferico può sembrare un dato distante dalla vita quotidiana. In realtà descrive un processo che collega scelte energetiche, modelli di produzione e consumo, uso del suolo e condizioni degli ecosistemi. Non è possibile attribuire ogni singolo evento meteorologico a una sola causa, ma è possibile misurare l’aumento dei gas serra e comprendere il ruolo che svolgono nel riscaldamento globale.

Per la stessa ragione, non basta affidarsi a una risposta unica. La riduzione delle emissioni, la tutela degli ecosistemi, il ripristino delle aree degradate e l’adattamento agli impatti climatici sono parti complementari di una strategia, non alternative fra loro. E soono soprattutto un tema globale. In questo senso [la nostra campagna MEGA - Make Earth Great Again coglie esattamente questo punto.](https://blog.treedom.net/it/mega-make-earth-great-again)

Gli alberi hanno un ruolo reale in questo quadro: assorbono CO₂ attraverso la fotosintesi, immagazzinano carbonio nella biomassa e, in determinate condizioni, contribuiscono al suo accumulo nel suolo. Il loro contributo dipende ovviamente dalla qualità degli interventi, dalla capacità degli ecosistemi di mantenersi nel tempo e dalla possibilità di misurare risultati effettivi. Presentarli come una soluzione capace di compensare qualunque emissione sarebbe scientificamente scorretto; ignorare il valore della natura nella mitigazione e nell’adattamento sarebbe altrettanto miope.

Il dato da cui partire rimane quello della WMO: nel 2025 la concentrazione media globale di CO₂ ha raggiunto 426,8 ppm, mentre metano e protossido di azoto hanno segnato a loro volta nuovi massimi. Un aumento annuale inferiore a quello eccezionale dell’anno precedente non cambia il quadro: la concentrazione continua a crescere.

La questione, alla vigilia della COP31, non è soltanto come assorbire una parte del carbonio che abbiamo già immesso nell’atmosfera. È soprattutto come smettere di aggiungerne quantità sempre maggiori, proteggendo al tempo stesso i sistemi naturali da cui dipende una parte della nostra capacità di affrontare il cambiamento climatico.

È su questo equilibrio - ridurre le emissioni, rigenerare gli ecosistemi e agire a livello globale - che dovrebbero misurarsi le politiche climatiche e le iniziative concrete di imprese, istituzioni e cittadini.

 

**Fonti e approfondimenti**

- **World Meteorological Organization (WMO)**, *Greenhouse Gas Bulletin No. 22 – The State of Greenhouse Gases in the Atmosphere, Based on Global Observations through 2025*, 27 ottobre 2026. [Rapporto e comunicato ufficiale](https://wmo.int/news/media-centre/greenhouse-gas-levels-once-again-reach-record-high).
- **United Nations**, [COP31: 9–20 novembre 2026, Antalya, Türkiye](https://www.un.org/en/climatechange/cop31).
- **UN Web TV**, [Conferenza stampa WMO sul rapporto sui gas serra e sullo stato del clima in vista di COP31](https://webtv.un.org/en/asset/k1y/k1ywcvn57q), 27 ottobre 2026.
- **Treedom**, [Ma come fa la CO₂ a scaldare la Terra?](https://blog.treedom.net/it/co2).
- **Treedom**, [Fotosintesi clorofilliana tra chimica, biologia e il nostro futuro](https://blog.treedom.net/it/fotosintesi-clorofilliana-tra-chimica-biologia-e-il-nostro-futuro).

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