Abbiamo scelto di raccontare 4 paesi in cui lavoriamo - Kenya, Tanzania, Ghana, Madagascar - per mettere sotto una lente di attenzione il tema della parità di genere, declinandolo in modo specifico per ciascun paese. Quello che emerge è un mosaico di diritti negati in vario modo e che noi, col nostro lavoro, cerchiamo di conquistare un albero alla volta.
Due livelli di disparità: di genere e territoriale
Il Kenya è spesso raccontato come uno dei paesi più dinamici dell’Africa orientale. Innovazione tecnologica, crescita economica, società civile attiva, una Costituzione tra le più avanzate del continente sul piano dei diritti.
Eppure, la parità di genere in Kenya ha ancora molta strada per essere raggiunta e nel suo percorso incrocia anche un altro livello della disparità: quella tra aree urbane e aree rurali.
Rappresentanza politica: diritti scritti, applicazione diseguale
La Costituzione del 2010 ha introdotto il principio del two-thirds gender rule: nessun organo elettivo può essere composto per più di due terzi dallo stesso genere.
Ma se nelle grandi città, la partecipazione femminile alla vita pubblica è più visibile, sostenuta da reti professionali e maggiore accesso a informazione e istruzione; nelle aree rurali le barriere culturali ed economiche restano più radicate e l’accesso alla rappresentanza è molto più fragile.
Economia e lavoro: due Kenye
Nelle aree urbane una buona percentuale di donne partecipano all’economia formale, avviano imprese, lavorano nei servizi, nella finanza, nella tecnologia. Nairobi è uno dei poli economici più vivaci della regione.
Ma nelle aree rurali la realtà è diversa. Qui le donne sostengono l’agricoltura di sussistenza, producono una parte significativa del cibo e tengono in piedi l’economia familiare. Spesso però senza accesso alla terra, al credito o a strumenti produttivi adeguati.
Il risultato è un doppio divario: di genere e territoriale.
Istruzione e diritti
L’accesso alla scuola primaria ha registrato progressi importanti e il divario di genere si è ridotto. Nei centri urbani cresce anche la presenza femminile nell’istruzione superiore.
Ma la permanenza nel sistema scolastico resta una sfida, soprattutto dove le infrastrutture e i servizi sono più deboli.
Il Kenya ha rafforzato negli anni il proprio quadro normativo contro la violenza di genere e le pratiche dannose. Tuttavia, l’applicazione delle leggi è disomogenea. Perché se anche il cambiamento legislativo è avanzato, quello culturale procede a velocità diversa.
Treedom in Kenya
In questo scenario, il lavoro di Treedom si concentra proprio nelle aree rurali, dove il doppio divario - di genere e territoriale - è più marcato. In alcuni casi i progetti agroforestali sono realizzati su terreni pubblici che vengono assegnati proprio allo scopo di garantire opportunità a comunità contadine composte in gran parte da donne. E proprio le donne sono spesso incaricate di guidare vivai, gestirne il lavoro e condurre la vita della comunità con un riconoscimento sociale che ha un impatto diretto ed indiretto, mostrando con la forza dell’esempio la possibilità di un cambiamento positivo.
Una donna guida un paese dove la parità è ancora lontana
In Tanzania la condizione femminile racconta una contraddizione evidente: un importante riconoscimento istituzionale della parità di genere convive con disuguaglianze profonde e radicate nella vita quotidiana.
Rappresentanza politica: cambiamento dall’alto
La Tanzania ha introdotto seggi riservati alle donne in Parlamento (almeno il 30%) ed è oggi guidata dalla Presidente Samia Suluhu Hassan, subentrata nel 2021 dopo la morte di John Magufuli. Un caso distintivo nel panorama regionale, frutto però di meccanismi istituzionali più che di un cambiamento dal basso. Inoltre la presenza femminile nelle istituzioni non si traduce automaticamente in maggiore potere economico e sociale, soprattutto a livello locale. Resta comunque significativo, tra i primi atti di Hassan, l’aver revocato il divieto per le ragazze madri di rientrare a scuola.
Economia e lavoro: il peso dell’informalità
Le donne partecipano massicciamente al lavoro, soprattutto in agricoltura e nel settore informale, contribuendo in modo decisivo alla sicurezza alimentare. Tuttavia operano spesso senza tutele, con redditi bassi e scarso accesso alla terra: formalmente possono possederla, ma solo il 9% dei terreni privati appartiene a donne. Limitato anche l’accesso al credito e alle risorse produttive.
Istruzione e diritti
L’accesso alla scuola primaria è quasi paritario, ma nella secondaria emergono le criticità: povertà, carichi domestici, matrimoni e gravidanze precoci frenano il completamento degli studi. La parità all’ingresso non garantisce pari opportunità nel tempo.
La violenza di genere resta diffusa e rappresenta uno dei principali ostacoli all’autonomia. Matrimoni precoci e gravidanze adolescenziali incidono su istruzione, salute e indipendenza economica, evidenziando il divario tra diritti riconosciuti e diritti effettivamente vissuti.
Treedom in Tanzania
In questo contesto, Treedom interviene dove la disuguaglianza è più radicata: nelle aree rurali e nell’accesso alle risorse. Attraverso progetti di agroforestazione che coinvolgono le comunità locali, rafforza il ruolo delle donne come produttrici, assegnando spesso loro ruoli di leadership nei progetti, attuando quindi un cambiamento che funga anche da esempio e affianchi alle politiche istituzional,i opportunità economiche concrete e sostenibili.
Un paese stabilmente al maschile
Il Ghana è spesso indicato come uno dei paesi più stabili e istituzionalmente solidi dell’Africa occidentale. Crescita economica, sistema democratico relativamente consolidato, progressi sul fronte sanitario ed educativo.
Eppure, anche qui la parità di genere avanza in modo disomogeneo e mostra un limite evidente: la distanza tra inclusione diffusa e accesso reale ai luoghi del potere.
Rappresentanza politica: presenza limitata
Nonostante la stabilità democratica, la presenza femminile in Parlamento resta bassa e solo recentemente sono stati introdotti strumenti per rafforzarla. Le donne partecipano alla vita pubblica e alla società civile, ma l’accesso ai ruoli decisionali di vertice è ancora ristretto. La leadership politica ed economica rimane prevalentemente maschile, segnalando che la solidità istituzionale non ha portato cambiamenti sensibili sul fronte della parità di genere.
Economia e lavoro: partecipazione senza ascesa
Le donne ghanesi partecipano in modo significativo al mercato del lavoro, soprattutto nel commercio e nei servizi informali. Sono protagoniste dei mercati locali e dell’economia urbana, ma spesso con attività di piccola scala e basso accesso al credito. Il lavoro femminile è diffuso ma raramente consente un reale salto di qualità: poche donne raggiungono ruoli manageriali o imprenditoriali di alto livello. La sfida non è tanto l’ingresso nel lavoro, quanto la possibilità di crescere.
Istruzione e diritti
L’accesso alla scuola primaria è vicino alla parità e anche nella secondaria i progressi sono evidenti. I tassi di gravidanza adolescenziale sono più bassi rispetto a molti altri paesi dell’area, e la mortalità materna ha registrato miglioramenti significativi. Tuttavia permangono differenze nell’alfabetizzazione adulta e nelle opportunità post-scolastiche. Anche qui il nodo è la trasformazione delle opportunità educative in autonomia economica e politica.
Treedom in Ghana
In questo contesto, Treedom interviene sostenendo comunità rurali e agricole, dove l’accesso alle risorse resta un fattore determinante. Rafforzare il reddito attraverso l’agroforestazione significa consolidare un’autonomia economica che si traduce in maggiore capacità decisionale per le donne.
Fragilità estrema, disuguaglianza estrema
In Madagascar la condizione femminile si inserisce in un contesto di fragilità economica e istituzionale diffusa. Povertà, vulnerabilità ambientale e debolezza dei servizi pubblici rendono la parità di genere una sfida particolarmente complessa. Qui la disuguaglianza non è solo una questione di accesso al potere, ma di condizioni di vita quotidiane.
Rappresentanza politica: visibilità limitata
La presenza femminile nelle istituzioni è contenuta e non sostenuta da meccanismi di quota strutturati. Le donne partecipano alla vita comunitaria e alle economie locali, ma la rappresentanza politica resta fragile e discontinua, per usare un eufemismo. In un contesto segnato da instabilità economica, l’accesso alla leadership è spesso mediato da risorse e reti di potere prevalentemente maschili.
Economia e lavoro: contributo invisibile
Le donne sono centrali nell’agricoltura e nelle economie di sussistenza, producendo una parte significativa del cibo e sostenendo la sopravvivenza delle famiglie. Tuttavia lavorano in condizioni di estrema vulnerabilità, con scarso accesso alla terra, al credito e agli strumenti produttivi. L’alta partecipazione femminile non corrisponde a controllo delle risorse. La fragilità economica del paese amplifica la dipendenza e riduce gli spazi di autonomia.
Istruzione e diritti
L’accesso alla scuola primaria è formalmente vicino alla parità, ma il completamento degli studi resta basso. La povertà, i matrimoni precoci e le gravidanze adolescenziali interrompono frequentemente il percorso scolastico delle ragazze. I servizi sanitari sono limitati e la mortalità materna rimane elevata. In questo contesto, il divario tra diritti riconosciuti e diritti effettivi è particolarmente evidente.
Treedom in Madagascar
In Madagascar, Treedom lavora nelle aree rurali più vulnerabili, sostenendo comunità agricole attraverso progetti di agroforestazione che generano reddito e rafforzano la sicurezza alimentare. Coinvolgere attivamente le donne nella gestione dei vivai e nella cura degli alberi significa offrire non solo un’opportunità economica, ma anche un riconoscimento sociale concreto.