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Tutto quel che (non) sappiamo del prossimo El Niño

Scritto da Tommaso Ciuffoletti | Jun 3, 2026 1:54:00 PM

El Niño è uno di quei fenomeni di cui abbiamo tutti sentito parlare. Arriva ogni pochi anni, scalda l’oceano Pacifico, altera le piogge, porta siccità da una parte e alluvioni dall’altra. È diventato quasi un personaggio ricorrente nella narrazione climatica globale.

Eppure, sotto questa apparente familiarità, c’è un problema: El Niño è molto meno conosciuto di quanto sembri.

Non perché manchino dati o studi, al contrario. È uno dei fenomeni più osservati, modellizzati e analizzati della climatologia moderna. Ma proprio questa mole di conoscenza ha fatto emergere una realtà più complessa:
non esiste un El Niño, e soprattutto non esiste un modo semplice per prevederlo.

Ho raccolto alcune delle più interessanti ricerche su questoi fenoemno, per provare a spiegare in questo articolo, alla portata di tutti, cosa è El Niño, e perché, nonostante tutto, continuiamo a capirlo solo in parte.

Cosa è El Niño?

La definizione più comune è semplice: El Niño è un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale.

Ma già qui si apre una prima crepa. Dove, esattamente, misuriamo questo riscaldamento? E rispetto a quale “normalità”?

Gli scienziati utilizzano diversi indici (come Niño-3.4 o ONI), ciascuno basato su aree e soglie leggermente diverse. Il risultato è che lo stesso evento può essere classificato in modo differente a seconda del sistema utilizzato.

Negli ultimi anni, il problema si è complicato ulteriormente: il riscaldamento globale sta modificando la “normalità” climatica. Per questo sono stati introdotti nuovi indicatori che confrontano il Pacifico con l’intero sistema tropicale, nel tentativo di correggere una baseline che si sposta continuamente.

La conseguenza è importante, ma spesso sottovalutata: El Niño non è solo un fenomeno naturale: è anche il risultato di come decidiamo di misurarlo.

Un evento, molte variabili

Anche ammesso di sapere quando inizia un El Niño, resta una domanda senza risposta: che tipo di El Niño sarà?

Per anni si è pensato che la differenza principale fosse l’intensità: più o meno forte. Oggi sappiamo che non è così semplice.
Le ricerche più recenti mostrano che El Niño può evolvere in modi diversi:

  • alcuni eventi si esauriscono rapidamente dopo il picco
  • altri persistono per più anni

Questa differenza non è secondaria: cambia completamente gli effetti sul clima globale. E qui arriva il punto più interessante:

Il destino di un El Niño si decide molto prima di quanto pensassimo.

Non nel momento in cui raggiunge il massimo, ma già nella fase iniziale, quando l’evento è ancora “in formazione”.
In pratica, piccole differenze all’inizio — intensità, distribuzione del calore, interazioni con altri oceani — determinano quale strada prenderà il sistema.

Questo cambia radicalmente la prospettiva:

Non stiamo osservando un fenomeno che cresce e poi si esaurisce. Stiamo osservando un sistema che, fin dall’inizio, può imboccare strade diverse.

Fenomeno globale, effetti locali

Se El Niño è difficile da definire e da classificare, i suoi effetti sono invece molto concreti.
Quando le acque del Pacifico si scaldano, cambiano i venti, le correnti, le precipitazioni. Ma questi cambiamenti non sono uniformi: si traducono in impatti locali molto specifici.

In alcune regioni aumentano le piogge e le alluvioni, in altre si intensificano siccità e incendi.

Negli oceani, gli effetti possono essere ancora più profondi. Il riscaldamento superficiale riduce la risalita di acque fredde e ricche di nutrienti (upwelling), con conseguenze a cascata:

  • meno nutrienti → meno fitoplancton
  • meno fitoplancton → meno pesce
  • meno pesce → interi ecosistemi in crisi

In questo senso, El Niño non è solo un’anomalia climatica:

è un fattore che riorganizza gli equilibri ecologici.

E qui emerge un’altra implicazione importante: se esistono diversi tipi di El Niño, esistono anche diversi tipi di impatto.

Il grande limite: la previsione

 

A questo punto potremmo aspettarci che, con tutta questa conoscenza, El Niño sia prevedibile con precisione. Non è così.

I modelli climatici sono oggi in grado di stimare con buona affidabilità se un evento si svilupperà. Ma fanno molta più fatica a dire:

  • quanto sarà intenso
  • quanto durerà
  • che tipo di traiettoria seguirà

Uno dei problemi principali è noto come spring predictability barrier: una fase dell’anno in cui il sistema climatico è particolarmente instabile e difficile da interpretare. Proprio nel momento in cui si dovrebbe capire come evolverà l’evento, le previsioni diventano meno affidabili.

A questo si aggiunge un altro limite, più strutturale:

se esistono più traiettorie possibili, la previsione non può essere una sola.

Non si tratta di indovinare un esito, ma di stimare una gamma di possibilità.

Il cortocircuito della comunicazione

Qui entra in gioco un ultimo elemento, spesso trascurato: come raccontiamo El Niño. Nel discorso pubblico, il fenomeno viene spesso ridotto a categorie semplici: debole / forte oppure la definizione da titolo "il super Niño".

Queste definizioni funzionano mediaticamente, ma sono scientificamente limitate. Dire che un El Niño sarà “molto forte” non basta a capire:

  • dove colpirà di più
  • quanto durerà
  • quali sistemi saranno più vulnerabili

In altre parole: la comunicazione semplifica un fenomeno che, per sua natura, non è semplice. E questo crea un disallineamento tra ciò che la scienza sa e ciò che il pubblico percepisce.

Conclusione

Alla fine, El Niño ci mette davanti a una contraddizione interessante.

Da un lato:

  • conosciamo i meccanismi fisici
  • osserviamo il sistema in tempo reale
  • costruiamo modelli sempre più sofisticati

Dall’altro:

  • fatichiamo a definirlo in modo univoco
  • non sappiamo prevederne con precisione l’evoluzione
  • semplifichiamo troppo quando lo comunichiamo

Il risultato è questo:

El Niño è uno dei fenomeni climatici più studiati al mondo, ma anche uno di quelli che comprendiamo meno nella sua forma concreta.

E forse è proprio questo il punto più importante da trattenere. Non perché la scienza sia inadeguata, ma perché il sistema che stiamo cercando di descrivere è, semplicemente, più complesso di quanto vorremmo.

Bibliografia essenziale

Chen, J. et al. (2025). Pantropical climate interactions and CP El Niño decay. Atmospheric and Oceanic Science Letters.

Studi osservazionali su impatti locali (Baia di La Paz, 2015–2016).

Witze, A. (2026). Are we really headed for a ‘super’ El Niño? Nature.

Letteratura ENSO su definizione e metriche (NOAA, ERSST, ONI, RONI).