Treedom Blog: Sustainable & Green Lifestyle

Può bastare una foresta virtuale a farci stare meglio?

Scritto da Tommaso Ciuffoletti | Sep 2, 2026, 3:39:01 PM

Siete in ufficio, fuori piove, avete davanti una giornata che sembra non voler finire e qualcuno vi propone dieci minuti in una foresta. Ma non una passeggiata fino al bosco più vicino. Bensì un visore, una cuffia, immagini a 360 gradi, il rumore delle foglie, magari persino il profumo degli alberi.

Funziona?

La risposta breve è: può aiutare. Quella lunga è molto più interessante.

Soprattutto perché si parte da un fatto ormai abbastanza consolidato: trascorrere del tempo negli ambienti naturali può favorire il recupero dallo stress e avere effetti positivi sul benessere psicologico. È da questa osservazione che nasce, tra le altre cose, la pratica giapponese dello Shinrin-yoku, letteralmente “bagno nella foresta”: un'espressione che non indica una particolare attività sportiva o terapeutica, ma semplicemente l'immersione consapevole nell'ambiente forestale.

La ricerca scientifica ha studiato negli anni gli effetti di questo tipo di esperienza su stress, umore e alcuni parametri fisiologici. Le conclusioni vanno interpretate con prudenza, perché gli studi utilizzano metodi e misure molto diversi, ma il quadro generale suggerisce che il contatto con la natura possa avere una funzione restaurativa. Da qui nasce una nuova domanda: se non possiamo raggiungere una foresta, possiamo almeno portarne una da noi?

Nella foresta, anche se la foresta non c'è


Un recente studio condotto da ricercatori del Max Planck Institute for Human Development ha affrontato la questione concentrandosi su un aspetto fondamentale dell'esperienza forestale: il fatto che una foresta non si percepisca soltanto con gli occhi.

I partecipanti allo studio sono stati sottoposti prima a una situazione pensata per generare stress e successivamente esposti a diverse versioni di una foresta virtuale. Alcuni hanno sperimentato soltanto le immagini dell'ambiente naturale, altri esclusivamente i suoni o l'odore associato alla foresta, mentre un ultimo gruppo ha sperimentato contemporaneamente più stimoli sensoriali.

L'idea alla base dell'esperimento è semplice: se l'esperienza della natura coinvolge contemporaneamente vista, udito e olfatto, una sua riproduzione virtuale diventa più efficace quando riesce a coinvolgere più sensi?

I risultati suggeriscono che la risposta sia, almeno in parte, positiva. L'esposizione alla foresta virtuale ha favorito il recupero emotivo dopo lo stress e la condizione multisensoriale ha mostrato alcuni vantaggi, in particolare sul piano delle emozioni positive e della sensazione di connessione con la natura. Questo non significa che aggiungere suoni e profumi trasformi automaticamente un visore in un bosco, né che l'esperienza multisensoriale migliori ogni singolo parametro psicologico o cognitivo.

Del resto, chiunque abbia camminato in un bosco lo sa. Una foresta non è soltanto verde. È il rumore del vento tra le chiome, il terreno sotto i piedi, l'odore della terra umida, i cambiamenti della luce, il canto degli uccelli e perfino quella particolare sensazione di trovarsi in uno spazio che continua oltre il nostro campo visivo.

Le foreste virtuali, per ora, sono troppo semplici

 

Una recente revisione sistematica pubblicata su Forest Policy and Economics ha analizzato 34 studi dedicati agli effetti delle foreste in realtà virtuale sul benessere umano. Il lavoro offre una fotografia molto utile dello stato della ricerca e mostra un settore in rapida crescita, ma ancora caratterizzato da importanti limiti.

Molte delle foreste virtuali studiate finora, infatti, rappresentano soltanto una parte della complessità di un ambiente forestale. Alcune caratteristiche che potrebbero influenzare il modo in cui percepiamo un bosco sono ancora poco esplorate: la densità degli alberi, la presenza del sottobosco, la struttura della vegetazione, il legno morto e la varietà complessiva dell'ambiente. Anche sul piano sensoriale la situazione è simile. Il suono è relativamente frequente nelle esperienze immersive, mentre l'olfatto compare in pochi studi e il tatto è quasi del tutto assente.

È una limitazione importante, perché la natura reale non è un insieme di elementi che possiamo facilmente isolare. La percezione di una foresta dipende contemporaneamente dalla sua struttura, dai suoni, dalla luce, dagli odori e dalla nostra possibilità di muoverci al suo interno.

Paradossalmente, però, proprio questa semplificazione rappresenta anche uno dei principali vantaggi scientifici della realtà virtuale. In un bosco vero non possiamo modificare a piacimento la densità degli alberi, eliminare il sottobosco, cambiare la luce o far comparire e scomparire un corso d'acqua mantenendo identiche tutte le altre condizioni. In un ambiente virtuale, invece, possiamo intervenire su una caratteristica alla volta e osservare come cambia la risposta delle persone.

La realtà virtuale, insomma, permette di fare con le foreste esperimenti che nella realtà sarebbero estremamente difficili. A condizione, naturalmente, di non dimenticare che una simulazione resta una simulazione.

Quando una foresta virtuale è davvero utile

 

È probabilmente qui che la ricerca apre le prospettive più interessanti. Una foresta virtuale potrebbe avere un valore particolare nei contesti in cui l'accesso alla natura è difficile o impossibile: ospedali, strutture di cura, scuole, uffici, grandi città o situazioni di mobilità ridotta.

In questi casi l'obiettivo non sarebbe convincere qualcuno a restare sul divano invece di andare a camminare tra gli alberi. Sarebbe piuttosto offrire un contatto con la natura quando quel contatto, per ragioni pratiche o fisiche, non è disponibile.

E proprio l'aspetto multisensoriale potrebbe rappresentare una delle direzioni più promettenti per il futuro. Le esperienze che combinano immagini, suoni e altri stimoli cercano di avvicinarsi maggiormente alla complessità della percezione naturale, anche se la ricerca in questo campo è ancora relativamente limitata.

Forse, quindi, la domanda iniziale richiede una risposta meno netta di quanto vorremmo.

Una foresta virtuale può farci stare meglio? Sì, le ricerche disponibili suggeriscono che possa avere effetti positivi, soprattutto sul recupero emotivo e sulla riduzione dello stress.

Può sostituire una foresta vera? No, almeno non sulla base delle conoscenze attuali. E forse non è nemmeno questo il suo compito.

La tecnologia può aiutarci a comprendere meglio perché gli ambienti naturali sono importanti per il nostro benessere e può rendere una parte della loro esperienza accessibile anche quando non possiamo raggiungerli. Ma una foresta resta qualcosa di più complesso della somma delle immagini, dei suoni e degli odori che possiamo riprodurre.