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Facciamo chiarezza sulla deforestazione globale

Scritto da Tommaso Ciuffoletti | Jan 30, 2026 11:51:09 AM

La parola deforestazione viene spesso usata come un grande contenitore emotivo: evoca immagini potenti, foreste che bruciano, bulldozer, animali in fuga. Ma proprio perché è così carica di significati, rischia di diventare confusa. Fare chiarezza significa distinguere, misurare, contestualizzare. E soprattutto capire dove, come e perché le foreste stanno scomparendo e dove, invece, stanno tornando.

Secondo la FAO, il pianeta ha perso circa 420 milioni di ettari di foreste dal 1990 a oggi. Una superficie enorme, paragonabile all’intera Unione Europea. Allo stesso tempo, però, il ritmo della deforestazione globale sta rallentando, e in alcune aree del mondo la copertura forestale è in crescita. La realtà, come spesso accade, è più complessa di una narrazione a senso unico.

Cos’è la deforestazione (e cosa non lo è)

Deforestazione non significa semplicemente “tagliare alberi”. Tecnicamente, indica la conversione permanente di una foresta in un altro uso del suolo: agricoltura, allevamento, miniere, infrastrutture, aree urbane.
Questo è un punto cruciale: una foresta che viene gestita, tagliata e poi rigenerata non è deforestazione. Lo è, invece, una foresta abbattuta per fare spazio a pascoli, piantagioni o strade.

La distinzione è fondamentale perché aiuta a capire dove intervenire: il problema non è l’uso delle risorse forestali in sé, ma la perdita irreversibile di ecosistemi complessi.

A livello mondiale, oltre il 90% della deforestazione è legata all’espansione agricola. Ma dietro questa percentuale si nascondono dinamiche molto diverse:

  • Allevamento intensivo (soprattutto bovino)
  • Coltivazioni industriali come soia, palma da olio, cacao
  • Agricoltura di sussistenza, in particolare in alcune aree tropicali
  • Miniere, infrastrutture e urbanizzazione
  • Incendi, spesso dolosi o legati a pratiche agricole come quella dello slash and burn (taglia e brucia) per sottrarre terreno alle foreste, per dedicarle all’agricoltura

Soprattutto per voci come quelle che riguardano agricoltura e incendi ad essa legati, promuovere - come fa Treedom - l’impiego dei sistemi agroforestali è un modo per proporre una pratica agricola molto più sostenibile.

Come tuttavia già detto, il peso relativo di ciascun fattore cambia radicalmente da continente a continente. Vediamoli in dettaglio.

Centro e Sud America: l’Amazzonia come epicentro globale

Il Sud America è storicamente la regione con la maggiore perdita netta di foreste. Il cuore del problema è l’Amazzonia, che da sola concentra una quota enorme della deforestazione tropicale mondiale.

Qui il motore principale è l’allevamento bovino, seguito da coltivazioni come la soia. La deforestazione amazzonica non è casuale: segue strade, incentivi economici, cicli politici. Negli ultimi anni si sono visti segnali contrastanti: periodi di forte rallentamento alternati a nuove accelerazioni.

La posta in gioco è enorme: l’Amazzonia non è solo una foresta, ma un sistema climatico che influenza piogge, temperature e biodiversità a scala continentale e globale.

Africa: il continente con la crescita più rapida della perdita forestale

Se il Sud America detiene il primato storico, l’Africa è oggi il continente dove la deforestazione cresce più velocemente in termini percentuali.

Qui il fenomeno è spesso legato a:

  • enorme pressione demografica
  • agricoltura di sussistenza
  • uso del legname come fonte energetica.

Il bacino del Congo ospita la seconda foresta tropicale più grande del mondo, ma a differenza dell’Amazzonia il problema non è dominato da grandi industrie: è più frammentato, diffuso, difficile da governare. Questo rende le soluzioni più complesse e strettamente legate allo sviluppo locale.
Bisogna inoltre considerare come - in una equazione tanto complessa - ci sia anche da mettere in conto alberi che sfuggono alle statistiche.

Asia e Oceania: tra piantagioni e incendi

In Asia il quadro è ambivalente. Da un lato, Paesi come Indonesia e Malesia hanno registrato perdite massicce di foresta primaria, soprattutto per l’espansione delle piantagioni di palma da olio. Dall’altro, alcune nazioni asiatiche mostrano dati di riforestazione netta, spesso legata a politiche statali molto aggressive.

In Oceania, il caso dell’Australia è emblematico: la perdita di copertura arborea è fortemente influenzata da incendi estremi, resi più frequenti e intensi dal cambiamento climatico. Qui il confine tra deforestazione, degrado forestale e eventi climatici è sempre più sottile.

Europa e Nord America: più alberi, ma meno foreste “naturali”

Europa e Nord America raccontano una storia diversa. Nel complesso, la superficie forestale è in aumento da decenni. Questo dato viene spesso citato come segnale positivo — e lo è, in parte.

Ma c’è una precisazione importante: gran parte di queste nuove foreste sono gestite, talvolta monoculturali, con un valore ecologico molto diverso rispetto alle foreste primarie tropicali. Aumentare il numero di alberi non equivale automaticamente a ricostruire ecosistemi complessi.

Deforestazione e clima: un legame diretto

Le foreste assorbono circa un terzo delle emissioni di CO₂ generate dalle attività umane ogni anno. Quando una foresta viene distrutta, non solo perde questa capacità, ma rilascia nell’atmosfera il carbonio immagazzinato.

Secondo le stime più accreditate, la deforestazione è responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra. Ridurla non è un’azione “accessoria” nella lotta climatica: è una leva centrale, immediata e potente.

Fare chiarezza significa anche evitare semplificazioni

Parlare di deforestazione globale senza distinguere tra continenti, cause e contesti rischia di produrre narrazioni inutilmente colpevolizzanti o, al contrario, autoassolutorie.
Il problema non è “l’umanità” in astratto, ma modelli economici, scelte politiche, filiere produttive e comportamenti di consumo ben identificabili.

Allo stesso tempo, esistono segnali incoraggianti: migliori sistemi di monitoraggio, impegni internazionali, iniziative di riforestazione e gestione sostenibile. La sfida non è solo fermare la perdita, ma ripensare il rapporto tra foreste, economia e benessere umano.

Conclusione: perché parlarne oggi

Fare chiarezza sulla deforestazione significa riconoscere che non esiste una sola storia, ma molte storie che si intrecciano. Alcune parlano di distruzione accelerata, altre di recupero lento, altre ancora di equilibri fragili.

Capire queste differenze è il primo passo per agire in modo efficace. Perché le foreste non sono solo alberi: sono clima, vita, comunità, futuro. E meritano di essere raccontate con la complessità che le rende così fondamentali.