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Ripensare l'acqua
mar 05, 2026 | scritto da: Tommaso Ciuffoletti
Negli ultimi anni la questione delle risorse idriche è entrata sempre più spesso nel dibattito pubblico globale. Cambiamenti climatici, incremento demografico, inquinamento e tensioni geopolitiche stanno imponendo questo tema sempre più al centro delle attenzione di stati e governi, ma anche dell'opinione pubblica. Il tutto, in un contesto in cui, secondo le Nazioni Unite, oltre due miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso sicuro all’acqua potabile, una condizione che riflette non solo la scarsità fisica della risorsa ma anche profonde disuguaglianze nella sua distribuzione e gestione.
Questa situazione è destinata a diventare ancora più critica nei prossimi decenni. Il World Water Development Report dell’UNESCO stima che la domanda globale di acqua potrebbe aumentare fino al 30% entro il 2050, soprattutto a causa dell’espansione agricola, dell’urbanizzazione e dei cambiamenti climatici.
Oltre la scarsità: la questione della governance

La letteratura scientifica sottolinea sempre più chiaramente che la crisi idrica globale non può essere interpretata soltanto come un problema di disponibilità. Come osserva l’idrologo Peter Gleick, uno dei principali studiosi di politiche dell’acqua:
“The most important issue about water is not supply, but how it is used.”
Per gran parte del Novecento le politiche idriche si sono concentrate soprattutto sull’aumento dell’offerta: grandi dighe, acquedotti e sistemi di trasferimento tra bacini. Questo approccio ha sostenuto lo sviluppo economico e agricolo di molte regioni del mondo, ma nel tempo ha mostrato anche limiti evidenti.
L’eccessivo sfruttamento delle falde sotterranee, l’alterazione dei corsi d’acqua e la crescente competizione tra usi diversi della risorsa hanno reso chiaro che la gestione dell’acqua non può essere affrontata solo dal punto di vista tecnico o infrastrutturale. Per questo negli ultimi decenni il dibattito scientifico si è spostato verso il concetto di water governance, cioè l’insieme delle istituzioni, delle regole e delle pratiche sociali attraverso cui l’acqua viene gestita.
Acqua, società e territori
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La ricercatrice Malin Falkenmark, una delle figure più influenti negli studi sulla scarsità idrica, ha spesso sottolineato come il problema dell’acqua sia profondamente legato all’organizzazione delle società umane:
“Water scarcity is ultimately a question of how societies manage and share water resources.”
In questa prospettiva, la questione dell’acqua diventa anche una questione sociale. L’accesso alla risorsa è distribuito in modo profondamente diseguale e spesso le comunità più vulnerabili sono anche quelle più esposte agli effetti del cambiamento climatico.
Diversi studi sottolineano che includere comunità locali e popolazioni indigene nei processi decisionali può contribuire a rendere la gestione dell’acqua più equa ed efficace, soprattutto nei territori dove le conoscenze tradizionali hanno sviluppato pratiche di adattamento alla variabilità climatica.
Il ruolo degli ecosistemi nel ciclo dell’acqua
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Parallelamente, la ricerca scientifica ha evidenziato con crescente precisione il ruolo degli ecosistemi nella regolazione del ciclo dell’acqua. Foreste, suoli e sistemi agricoli non sono soltanto contesti in cui l’acqua viene utilizzata: sono elementi attivi nel funzionamento dei bacini idrografici.
Studi di idrologia forestale mostrano che la copertura arborea influenza processi fondamentali come l’infiltrazione nel suolo, il ruscellamento superficiale e l’evapotraspirazione. Le radici degli alberi migliorano la struttura del suolo e la sua capacità di trattenere l’acqua, mentre la vegetazione riduce l’erosione e stabilizza i versanti dei bacini idrografici.
Per questo motivo diversi rapporti della FAO descrivono le foreste come una vera e propria “infrastruttura naturale” capace di sostenere la sicurezza idrica dei territori.
Due esempi concreti
Questa relazione tra ecosistemi e risorse idriche è evidente in numerosi progetti di ripristino ambientale nel mondo.
Uno dei casi più studiati è quello del Loess Plateau in Cina, dove a partire dagli anni Novanta è stato avviato uno dei più grandi programmi di restauro ecologico mai realizzati. Attraverso riforestazione, gestione dei suoli e pratiche agricole sostenibili, un’area fortemente degradata e soggetta a erosione è stata progressivamente trasformata in un paesaggio più stabile dal punto di vista idrologico. Diversi studi hanno mostrato come il ripristino della vegetazione abbia ridotto il deflusso superficiale, migliorato la fertilità dei suoli e aumentato la capacità del territorio di trattenere l’acqua.
Un altro esempio spesso citato nella letteratura è quello della gestione forestale dei bacini idrografici in Costa Rica. A partire dagli anni Novanta il paese ha sviluppato un sistema di payments for ecosystem services che incentiva la conservazione e il ripristino delle foreste. Tra i benefici riconosciuti da questo programma vi è proprio la protezione delle risorse idriche, poiché la copertura forestale contribuisce a stabilizzare i bacini idrografici e a migliorare la qualità dell’acqua utilizzata da città e comunità rurali.
Alberi e resilienza idrica dei territori
In questo quadro si collocano anche i nostri progetti di riforestazione e agroforestazione sviluppati in molte regioni del mondo. Gli alberi non svolgono soltanto una funzione climatica o paesaggistica: possono influenzare direttamente i processi idrologici locali, favorendo la ricarica delle falde, riducendo il deflusso superficiale e migliorando la stabilità dei suoli.
Quando queste iniziative nascono all’interno di progettualità costruite insieme alle comunità locali - coinvolgendo agricoltori e attori del territorio - la piantumazione di alberi può diventare parte di strategie più ampie di gestione sostenibile delle risorse naturali, compresa l’acqua.
Ripensare il rapporto tra acqua, territorio e comunità
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Ripensare la gestione dell’acqua nel XXI secolo significa quindi riconoscere l’interdipendenza tra infrastrutture, ecosistemi e comunità. Accanto all’innovazione tecnologica e alle politiche pubbliche, la ricerca scientifica mostra sempre più chiaramente che la salute dei sistemi idrici dipende anche dal modo in cui vengono gestiti i territori e gli ecosistemi che li sostengono.
In questo equilibrio tra natura e società si gioca una parte importante della resilienza dei territori di fronte alle sfide climatiche dei prossimi decenni.
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