SBTi Corporate Net-Zero Standard - Ep.2 Obiettivo: cambiare azienda

lug 15, 2026 | scritto da:

Questo articolo fa parte di una serie dedicata ad approfondire il nuovo Corporate Net-Zero Standard pubblicato dalla Science Based Targets initiative (SBTi). Gli standard SBTi rappresentano oggi il principale riferimento internazionale per le aziende che intendono definire obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con le più recenti evidenze scientifiche e con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Con questa serie analizziamo i principali cambiamenti introdotti dalla Versione 2.0, cercando di comprenderne non solo gli aspetti tecnici, ma anche le implicazioni per le imprese e per il percorso verso il net zero.

Episodio 1 - Perché nuovi standard?

Episodio 2 | La sfida non è fissare un obiettivo. È cambiare un'azienda.

Per la prima volta il Corporate Net-Zero Standard non si limita a definire dove un'impresa dovrebbe arrivare. Comincia a chiedersi come possa arrivarci davvero.

L'incipit non parte da una citazione, ma da un'osservazione.

Per molti anni la sostenibilità aziendale ha avuto una straordinaria capacità di produrre obiettivi. Ridurre le emissioni del 50%, raggiungere il net zero entro il 2050, utilizzare energia rinnovabile, coinvolgere la filiera. Le aziende hanno imparato a fissare target sempre più precisi e gli standard internazionali hanno svolto un ruolo decisivo nel rendere questi impegni comparabili e verificabili.

Negli ultimi anni, però, è emersa una domanda molto meno discussa: che cosa succede dopo che un obiettivo è stato fissato?

È una domanda apparentemente semplice, ma è proprio attorno a questa che ruota gran parte della Versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard. Più si legge il documento, meno si ha l'impressione di trovarsi davanti a un manuale sul carbon accounting e più sembra di leggere un testo dedicato alla gestione della trasformazione aziendale.

E no, non è un'impressione. È una scelta dichiarata.

Nella prefazione, Francesco Starace scrive che SBTi non vuole più limitarsi a definire il livello di ambizione delle imprese, ma diventare un transition partner, un soggetto capace di accompagnarle lungo il percorso di cambiamento. Anche questa espressione merita attenzione. Fino a pochi anni fa il ruolo di SBTi era, essenzialmente, quello di valutare se un obiettivo fosse coerente con la scienza. Oggi l'obiettivo dichiarato è aiutare le aziende a trasformare quell'impegno in un processo decisionale stabile, integrato nella gestione ordinaria dell'impresa.

Questa evoluzione attraversa tutto il documento e spiega perché la Versione 2.0 introduca capitoli dedicati alla governance, ai piani di transizione, all'implementazione delle azioni e alla verifica continua dei risultati. Non sono aggiunte marginali. Sono il cuore della revisione.

Il cambiamento appare con particolare evidenza già nel primo capitolo, dedicato alla Net-Zero Governance. Qui SBTi introduce un principio che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato quasi estraneo a uno standard climatico:

gli obiettivi devono essere approvati dal massimo organo di governo dell'azienda e la loro attuazione deve rientrare nelle responsabilità del board. Non si tratta di un dettaglio procedurale. Significa riconoscere che la decarbonizzazione non può più essere confinata all'ufficio sostenibilità, ma deve entrare nei luoghi in cui vengono prese le decisioni strategiche.

La stessa logica emerge nell'obbligo di predisporre un Transition Plan. Anche in questo caso sarebbe facile ridurre tutto a un nuovo adempimento documentale, ma sarebbe una lettura superficiale. Il piano di transizione richiesto dalla Versione 2.0 non serve soltanto a dichiarare gli obiettivi. Deve descrivere le azioni previste, le tempistiche, le dipendenze esterne, le principali ipotesi di lavoro e il modo in cui il percorso verso il net zero si integra nella strategia aziendale. Per le imprese di Categoria A, questo piano dovrà anche essere reso pubblico entro quindici mesi dalla validazione dei target.

È difficile non vedere, in questa scelta, un cambio di prospettiva.

Per molto tempo gli standard climatici hanno cercato di rispondere a una domanda quantitativa: quanto devono ridursi le emissioni? La Versione 2.0 aggiunge una domanda organizzativa: quali decisioni devono essere prese perché quella riduzione diventi plausibile?

Sono due livelli diversi. Il primo riguarda la traiettoria climatica. Il secondo riguarda il funzionamento dell'impresa.

Per questo motivo il nuovo standard parla continuamente di investimenti, pianificazione, procurement, responsabilità, processi decisionali. Anche il lessico è cambiato. La sostenibilità non viene più descritta come un insieme di obiettivi paralleli alla gestione aziendale, ma come un elemento destinato a entrare nei normali meccanismi di governo dell'organizzazione. È un passaggio quasi inevitabile.

Dopo anni trascorsi a definire metriche sempre più accurate per misurare le emissioni, il problema principale non è più sapere cosa fare. È riuscire a farlo.

In questo senso la Versione 2.0 sembra riconoscere una realtà che molte imprese conoscono bene. Le difficoltà della transizione raramente dipendono dalla mancanza di dati. Più spesso dipendono da investimenti incompatibili con i tempi della trasformazione, da fornitori che procedono a velocità diverse, da tecnologie ancora immature o da processi decisionali che coinvolgono decine di funzioni aziendali. La decarbonizzazione è diventata, prima ancora che un problema ambientale, un problema di organizzazione.

È probabilmente questa la ragione per cui il nuovo Corporate Net-Zero Standard dedica tanto spazio all'implementazione. Non perché l'ambizione conti meno di prima, ma perché senza una struttura capace di trasformare un obiettivo in una sequenza di decisioni coerenti, anche il target più rigoroso rischia di rimanere una dichiarazione d'intenti.

Nel prossimo articolo entreremo in uno dei capitoli più innovativi della Versione 2.0: quello dedicato allo Scope 3. È lì che questa nuova filosofia si traduce, forse più chiaramente che altrove, in un diverso modo di concepire il rapporto tra le aziende e la propria catena del valore.

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