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SBTi Corporate Net-Zero Standard - Ep.1 Perché nuovi standard?
lug 08, 2026 | scritto da: Tommaso Ciuffoletti
Questo articolo fa parte di una serie dedicata ad approfondire il nuovo Corporate Net-Zero Standard pubblicato dalla Science Based Targets initiative (SBTi). Gli standard SBTi rappresentano oggi il principale riferimento internazionale per le aziende che intendono definire obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con le più recenti evidenze scientifiche e con l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Con questa serie analizziamo i principali cambiamenti introdotti dalla Versione 2.0, cercando di comprenderne non solo gli aspetti tecnici, ma anche le implicazioni per le imprese e per il percorso verso il net zero.
Quando la Science Based Targets initiative (SBTi) ha pubblicato la Versione 2.0 del Corporate Net-Zero Standard, gran parte dell'attenzione si è concentrata sulle novità introdotte: un nuovo approccio allo Scope 3, una maggiore attenzione ai piani di transizione, nuovi strumenti per accompagnare l'implementazione degli obiettivi e, soprattutto, una diversa impostazione del rapporto tra riduzione delle emissioni e contributi climatici.
Sono tutti temi importanti, ai quali dedicheremo i prossimi articoli di questa serie.
Prima ancora di entrare nel merito delle singole modifiche, però, vale la pena fermarsi su una domanda che raramente compare nei commenti a questo documento: perché riscrivere uno standard che era già considerato il principale riferimento internazionale per la definizione degli obiettivi climatici delle imprese?
La risposta, probabilmente, non riguarda soltanto l'evoluzione della metodologia di SBTi. Racconta qualcosa di più profondo: racconta come sia cambiato, negli ultimi dieci anni, il rapporto tra imprese e transizione climatica.
La chiave di lettura si trova già nelle prime pagine del documento. Nel suo messaggio introduttivo, il presidente di SBTi, Francesco Starace, sintetizza l'esperienza maturata dall'organizzazione con una frase tanto semplice quanto significativa: "Commitment is not the hardest part. Delivery is." L'impegno non è la parte più difficile. La parte difficile è realizzarlo.
È difficile immaginare una sintesi migliore del percorso compiuto da SBTi. Quando l'iniziativa è nata, oltre dieci anni fa, la sfida principale era convincere le aziende a riconoscere il cambiamento climatico come un tema strategico e a definire obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con le evidenze scientifiche. Oggi quella fase, almeno in larga parte, è stata superata. Più di undicimila aziende hanno già validato i propri target o sono entrate nel percorso di validazione.
Questo non significa che la sfida sia vinta. Significa, piuttosto, che la natura della sfida è cambiata.
Fissare un obiettivo è relativamente semplice. Raggiungerlo è tutta un'altra storia.
Le imprese si confrontano con catene di fornitura sempre più articolate, investimenti che seguono cicli pluriennali, tecnologie ancora in fase di sviluppo e decisioni che coinvolgono una molteplicità di funzioni aziendali. Ridurre le emissioni non dipende soltanto dalla volontà del responsabile della sostenibilità, ma dalle scelte del consiglio di amministrazione, dalla direzione finanziaria, dagli acquisti, dalla progettazione dei prodotti, dalla logistica e dalle relazioni con i fornitori.
È proprio questa consapevolezza ad attraversare l'intero documento.
Leggendo la prefazione della Versione 2.0 colpisce un dettaglio apparentemente secondario: il lessico. Le parole che ricorrono più frequentemente non sono "emissions" o "carbon". Sono "implementation", "transition", "investment", "procurement", "capital allocation", "business resilience".
Non è una scelta casuale. È il segnale che SBTi considera ormai la decarbonizzazione prima di tutto come una questione di gestione d'impresa.
Nel 2021, quando fu pubblicata la prima versione del Corporate Net-Zero Standard, il contesto era molto diverso. La rendicontazione ESG stava muovendo i primi passi, i piani di transizione erano ancora poco diffusi e molte tecnologie oggi considerate fondamentali erano lontane dall'avere una diffusione significativa.
Anche la sostenibilità occupava una posizione diversa all'interno delle organizzazioni: in molti casi era ancora percepita come un tema reputazionale, più che come una componente delle strategie industriali.
Cinque anni dopo, lo scenario è radicalmente cambiato.
Le normative si sono moltiplicate, gli investitori valutano con crescente attenzione i rischi climatici, gli eventi estremi incidono sempre più spesso sulle catene di approvvigionamento e la transizione energetica è entrata nelle valutazioni economiche di lungo periodo. Parlare di cambiamento climatico, oggi, significa inevitabilmente parlare anche di competitività, accesso ai capitali, gestione del rischio e capacità di innovazione.
Non sorprende quindi che SBTi abbia sentito l'esigenza di aggiornare il proprio standard. Non perché quello precedente fosse diventato sbagliato, ma perché il contesto nel quale le imprese operano è profondamente diverso da quello in cui era stato concepito.
Questa evoluzione emerge con chiarezza anche da un altro passaggio della prefazione, nel quale SBTi definisce il proprio nuovo ruolo.
Per il primo decennio della sua attività, spiega il documento, l'organizzazione si è concentrata soprattutto sulla definizione di criteri rigorosi per la validazione degli obiettivi climatici. Oggi, invece, intende diventare anche un "transition partner", un soggetto capace di accompagnare le imprese lungo il percorso di trasformazione e non soltanto di valutarne gli obiettivi.
È un cambiamento meno evidente delle singole modifiche tecniche, ma forse ancora più significativo.
Uno standard non serve più soltanto a stabilire quanto debba essere ambizioso un target. Serve a fornire alle aziende un quadro di riferimento per prendere decisioni coerenti nel tempo, affrontare gli ostacoli che inevitabilmente emergeranno e mantenere la rotta verso il net zero anche quando il percorso si rivela più complesso del previsto.
Per questo motivo la Versione 2.0 dedica spazio a temi che nella precedente edizione erano molto meno sviluppati: la governance, i piani di transizione, l'implementazione delle azioni, il monitoraggio continuo dei progressi e il riesame periodico degli obiettivi. L'attenzione si sposta progressivamente dalla definizione dei target alla loro esecuzione.
Questa, probabilmente, è la vera novità del nuovo standard.
Per anni il dibattito sulla sostenibilità aziendale si è concentrato soprattutto sull'ambizione degli obiettivi. La Versione 2.0 sembra suggerire che la fase successiva della transizione richieda qualcosa di diverso: la capacità di trasformare quell'ambizione in processi, investimenti e decisioni concrete.
È un cambio di prospettiva che va ben oltre la revisione di uno standard tecnico. In un certo senso, racconta il passaggio dalla fase delle promesse alla fase della realizzazione.
Ed è proprio questa trasformazione che rende interessante leggere il Corporate Net-Zero Standard non soltanto come un insieme di nuovi criteri, ma come il riflesso di un cambiamento più ampio nel modo in cui le imprese stanno affrontando la sfida climatica.
Nei prossimi articoli entreremo nel dettaglio delle innovazioni introdotte dalla Versione 2.0. Cominceremo da uno dei concetti che attraversa tutto il documento e che, forse più di ogni altro, sintetizza la nuova filosofia di SBTi: l'implementazione. Perché, come ricorda la stessa organizzazione, il problema oggi non è più convincere le aziende a prendere un impegno. È metterle nelle condizioni di mantenerlo.
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