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In Madagascar si sta preparando un disastro

Scritto da Tommaso Ciuffoletti | Jan 8, 2026 10:48:45 AM

Il Madagascar sta vivendo una crisi alimentare e umanitaria che richiama l’attenzione delle agenzie internazionali, dei governi e degli organismi multilaterali. O almeno dovrebbe richiamarla. Perché dopo la relativa attenzione attirata dalle rivolte di ottobre, di cui abbiamo scritto qua in dettaglio, il paese africano è tornato ad essere fuori dai radar delle cronache internazionali. Eppure, da tempo, la combinazione di fattori climatici, strutturali ed economici ha portato vaste porzioni della popolazione a livelli gravi di insicurezza alimentare, in un contesto in cui i tradizionali strumenti di assistenza internazionali stanno subendo cambiamenti significativi. E oggi le prospettive vanno facendosi ancora più preoccupanti. Per questo il nostro lavoro in questa isola splendida, diventa ancora più prezioso.
Tutte le foto presenti in questo articolo, sono provenienti dai nostri progetti in Madagascar

I numeri dell'emergenza

Le regioni meridionali del Madagascar, note come Grand Sud, stanno da mesi affrontando condizioni di siccità persistente che hanno ridotto drasticamente la produttività agricola. Secondo analisi recenti, la siccità che ha colpito questa area è tra le più severe degli ultimi decenni, compromettendo più cicli di semina consecutivi e limitando l’accesso all’acqua per uso domestico e agricolo.

Nel 2025, il World Food Programme (WFP) e altre agenzie delle Nazioni Unite stimano che almeno 1,7 milioni di persone vivano in condizioni di severa insicurezza alimentare nel sud del Madagascar. Di questi, circa 558.000 sono bambini sotto i cinque anni a rischio o già affetti da malnutrizione acuta.

Secondo l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), diverse aree del Grand Sud si trovano in livelli di insicurezza alimentare classificati almeno come fase 3 (crisi alimentare), con decine di migliaia di persone nella fase 4 (emergenza).

Il World Food Progamme delle Nazioni Unite e altri organismi avevano già segnalato, nel 2021, situazioni di allarme alimentare con oltre 1,3 milioni di persone che necessitavano di assistenza alimentare e nutrizionale d’emergenza a causa della combinazione di siccità, erosione del suolo e raccolti compromessi.

Clima e vulnerabilità agricola

La dipendenza dell’economia rurale dal clima è elevata: circa l’80% della popolazione dipende dall’agricoltura di sussistenza e dalla piovosità stagionale per i mezzi di sussistenza. Gli scienziati concordano sul fatto che la variabilità climatica naturale sia storicamente ampia nella regione, ma fenomeni di siccità prolungata, alternati a piogge irregolari e cicloni, stanno contribuendo a una maggiore instabilità agronomica.

Mentre alcuni studi sottolineano che non è possibile attribuire univocamente alla crisi climatica ogni singolo evento di siccità, altri osservatori richiamano l’attenzione sull’aumento di condizioni estreme e imprevedibili come parte di tendenze climatiche più ampie.

Tagli agli aiuti internazionali

Un fattore recentemente evidenziato da fonti dirette sul campo e da dati delle Nazioni Unite riguarda la riduzione significativa dell’assistenza umanitaria internazionale, soprattutto a causa dei tagli operati dagli Stati Uniti.

Nel corso del 2025, l’ammontare dell’aiuto umanitario complessivo destinato al Madagascar è caduto di circa il 70% su base annua, secondo il coordinatore delle operazioni umanitarie dell’ONU. Una parte importante di questa riduzione è riconducibile alla riduzione del contributo statunitense, passato da circa 78 milioni di dollari a meno di 6 milioni per il paese. 

Questi tagli hanno avuto effetti diretti sulle capacità operative delle organizzazioni non governative e multilaterali. Nel Grand Sud, una quindicina di ONG locali ha cessato le attività e diverse sedi di grandi organizzazioni, come Catholic Relief Services, hanno ridotto significativamente il proprio personale.

A livello globale, la diminuzione dell’assistenziale ufficiale allo sviluppo (ODA) è stata documentata anche nelle analisi dell’OCSE, che indicano un calo significativo della spesa per soccorsi umanitari e programmi di sviluppo tra il 2023 e il 2025, con gli Stati Uniti storicamente responsabili di una quota importante di queste risorse.

Inoltre, fonti internazionali indicano che i tagli ai programmi USAID e ad altri strumenti di assistenza statunitense hanno interessato programmi legati non solo all’alimentazione di emergenza, ma anche alla salute, all’agricoltura, alla resilienza climatica e ad altri settori chiave nel lungo periodo. 

La contrazione dei fondi ha reso più complessa la pianificazione degli interventi. La stessa OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) ha segnalato difficoltà nel mantenere personale operativo sul campo e nel lanciare appelli globali per nuovi finanziamenti, a causa di rigide condizioni di ammissibilità delle crisi alimentari che richiedono fondi. 

Il quadro è ulteriormente aggravato da condizioni sanitarie precarie: oltre al rischio alimentare, alcune aree del sud hanno registrato episodi di malaria in aumento, aggiungendo pressione sulle limitate infrastrutture sanitarie. 

Per affrontare crisi complesse come quella del Madagascar, gli organismi internazionali sottolineano la necessità di conciliare assistenza immediata con investimenti a medio e lungo termine nella resilienza delle comunità rurali. Questi comprendono sistemi di gestione delle risorse idriche, tecnologie agricole più adattative e reti di protezione sociale. I programmi multilaterali cercano di mantenere livelli minimi di assistenza, ma le risorse disponibili restano inferiori rispetto alle stime dei bisogni.

Alberi, resilienza e strumenti di adattamento

Nel contesto di crisi alimentari aggravate da vari fattori — climatici, economici, strutturali — diventa cruciale riflettere su strumenti di adattamento e sviluppo sostenibile che vadano oltre l’emergenza.

Gli alberi, e più in generale gli approcci agroforestali condotti con la collaborazione delle comunità rurali, rappresentano una componente di strategie volte a aumentare la resilienza ecologica ed economica delle comunità rurali. In zone soggette a stress idrico prolungato, specie arboree appropriate possono contribuire a:

  • migliorare la ritenzione idrica del suolo riducendo l’erosione e stabilizzando le colture;

  • fornire cibo e reddito diversificati attraverso frutti, legname e prodotti secondari;

  • offrire ombra e microclimi più favorevoli per specie coltivate più sensibili alla siccità.

Progetti di riforestazione e di gestione sostenibile del territorio non sono soluzioni immediate alla fame, ma rientrano in un approccio di sviluppo integrato che rafforza la capacità delle comunità di gestire shock climatici e variazioni ambientali. A queste, noi di Treedom, grazie al nostro partner Tsyriparma, cerchiamo di affiancare interventi a più ampio raggio.

Treedom promuove iniziative basate su questi principi, supportando comunità rurali con strumenti concreti per la gestione del territorio, la diversificazione delle attività agricole e il processo decisionale partecipativo. In un contesto in cui le risorse internazionali sono instabili, soluzioni basate sulle competenze locali e su modelli di sviluppo sostenibile rappresentano un complemento importante agli interventi umanitari.

Una risposta efficace alle crisi come quella del Madagascar richiede quindi una combinazione di risposte umanitarie tempestive, programmi di sviluppo a lungo termine e investimenti in resilienza climatica. In questo schema, gli alberi e i sistemi agroforestali non sono solo simboli, ma componenti funzionali di strategie di adattamento e capacità produttiva.

Contribuire a questo lavoro, piantando o regalando un albero che farà parte dei nostri progetti in Madagascar, è possibile: qui