Il 3 maggio 2026 cade l’Overshoot Day dell’Italia: la data in cui, idealmente, esauriamo tutte le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in un anno.
Da quel momento in poi, viviamo a credito.
Non è una provocazione, ma un indicatore sviluppato dal Global Footprint Network, che ogni anno prova a tradurre la complessità del nostro impatto in una data precisa. Una data che, nel tempo, si è spostata sempre più indietro.
Negli anni ’70 cadeva verso la fine di dicembre.
Negli anni 2000 era già scivolata a ottobre.
Oggi, per molti paesi industrializzati come l’Italia, arriva in primavera.
Alla base c’è una formula lineare: biocapacità / impronta ecologica × 365 giorni
Dove:
Per rendere confrontabili questi fattori, tutto viene convertito in una stessa unità: gli ettari globali.
Il risultato è una data che segna il punto in cui la domanda supera l’offerta.
Non tutte le componenti contano allo stesso modo.
Oggi, la parte dominante dell’impronta ecologica è il carbon footprint: le emissioni di CO₂ rappresentano oltre la metà della pressione complessiva.
Questo significa che:
È una semplificazione necessaria. Ma, come tutte le semplificazioni, lascia qualcosa fuori.
Nel calcolo dell’Overshoot Day, gli alberi entrano principalmente come assorbitori di CO₂. È un ruolo importante, ma parziale.
Per due motivi:
Ne consegue che l’impatto degli alberi sulla data dell’Overshoot Day risulta limitato dalla struttura del modello.
Un albero non è solo un “filtro” di CO₂. È un elemento che attiva processi:
Questi effetti esistono, ma non entrano pienamente nel modello, o vengono tradotti in modo parziale.
Non perché siano irrilevanti, ma perché sono difficili da comprimere in un’unica unità di misura.
L’Overshoot Day è uno strumento potente. Utile a raccontarci di quanto stiamo superando il limite. Entra in una logica di diffusione di consapevolezza per mirare ad una riduzione del danno.
La rigenerazione, tuttavia, lavora su un altro piano:
Gli alberi stanno qui.
Non spostano drasticamente una data nel breve periodo, ma cambiano le condizioni nel lungo.
Dire che l’Overshoot Day sottostima il valore degli alberi non significa metterne in discussione la validità. Significa riconoscerne il perimetro. È una fotografia utile, ma non completa.
E forse oggi abbiamo bisogno di entrambe le cose:
Piantare un albero non è una scorciatoia per “compensare” il nostro impatto. È una scelta più lenta, ma più profonda: un investimento nella capacità del pianeta di continuare a generare vita.