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Il 3 maggio è l’Overshoot Day italiano. Come si calcola? Cosa significa?

Scritto da Tommaso Ciuffoletti | Apr 30, 2026 3:07:54 PM

Il 3 maggio 2026 cade l’Overshoot Day dell’Italia: la data in cui, idealmente, esauriamo tutte le risorse naturali che il pianeta è in grado di rigenerare in un anno.

Da quel momento in poi, viviamo a credito.

Non è una provocazione, ma un indicatore sviluppato dal Global Footprint Network, che ogni anno prova a tradurre la complessità del nostro impatto in una data precisa. Una data che, nel tempo, si è spostata sempre più indietro.

Negli anni ’70 cadeva verso la fine di dicembre.
Negli anni 2000 era già scivolata a ottobre.
Oggi, per molti paesi industrializzati come l’Italia, arriva in primavera.

È un modo efficace per dire una cosa semplice: stiamo consumando più di quanto la Terra riesca a rigenerare.

Come si calcola l’Overshoot Day

Alla base c’è una formula lineare: biocapacità / impronta ecologica × 365 giorni
Dove:

  • biocapacità è la capacità degli ecosistemi di produrre risorse (cibo, legno, fibre) e assorbire rifiuti, soprattutto CO₂
  • impronta ecologica è la domanda umana: quanto territorio serve per sostenere i nostri consumi e le nostre emissioni

Per rendere confrontabili questi fattori, tutto viene convertito in una stessa unità: gli ettari globali.
Il risultato è una data che segna il punto in cui la domanda supera l’offerta.

Cosa pesa davvero nel calcolo

Non tutte le componenti contano allo stesso modo.
Oggi, la parte dominante dell’impronta ecologica è il carbon footprint: le emissioni di CO₂ rappresentano oltre la metà della pressione complessiva.
Questo significa che:

  • ridurre le emissioni ha un impatto diretto e immediato sulla data
  • tutto ciò che è più difficile da misurare o più lento nel tempo tende a pesare meno

È una semplificazione necessaria. Ma, come tutte le semplificazioni, lascia qualcosa fuori.

Gli alberi in questo modello

Nel calcolo dell’Overshoot Day, gli alberi entrano principalmente come assorbitori di CO₂. È un ruolo importante, ma parziale.

Per due motivi:

  1. Il tempo
    Le emissioni sono immediate.
    Gli alberi assorbono CO₂ nel corso di anni, spesso decenni.
  2. La misura
    Il modello è costruito per tradurre tutto in superficie e carbonio.
    Funziona bene per ciò che è direttamente quantificabile, meno per ciò che è sistemico.

 Ne consegue che l’impatto degli alberi sulla data dell’Overshoot Day risulta limitato dalla struttura del modello.

Ciò che non si vede (ma conta)

Un albero non è solo un “filtro” di CO₂. È un elemento che attiva processi:

Questi effetti esistono, ma non entrano pienamente nel modello, o vengono tradotti in modo parziale.
Non perché siano irrilevanti, ma perché sono difficili da comprimere in un’unica unità di misura.

Ridurre o rigenerare?

L’Overshoot Day è uno strumento potente. Utile a raccontarci di quanto stiamo superando il limite. Entra in una logica di diffusione di consapevolezza per mirare ad una riduzione del danno.
La rigenerazione, tuttavia, lavora su un altro piano:

  • ricostruire la capacità dei sistemi naturali
  • migliorare nel tempo la qualità delle risorse
  • non solo consumare meno, ma ripristinare di più

Gli alberi stanno qui.

Non spostano drasticamente una data nel breve periodo, ma cambiano le condizioni nel lungo.

Allargare lo sguardo

Dire che l’Overshoot Day sottostima il valore degli alberi non significa metterne in discussione la validità. Significa riconoscerne il perimetro. È una fotografia utile, ma non completa.

E forse oggi abbiamo bisogno di entrambe le cose:

  • indicatori che ci dicano quanto stiamo eccedendo
  • e pratiche che lavorino su come possiamo rigenerare

Piantare un albero non è una scorciatoia per “compensare” il nostro impatto. È una scelta più lenta, ma più profonda: un investimento nella capacità del pianeta di continuare a generare vita.